mercoledì 21 giugno 2017

L'ASSURDA TRAGEDIA D'AMORE DEL GIUGNO 1971 A TORRE ANNUNZIATA!

La storia d'amore di  Raffaele e Maddalena, giovanissimi, entrambi di Torre Annunziata, ebbe il tragico epilogo il 22 Giugno 1971.
Raffaele Autiero, 14 anni,  e Maddalena Marinaro, 15 anni, erano due studenti.

Raffaele Autiero

 
Maddalena Marinaro

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Raffaele era al  primo anno dell'Istituto tecnico industriale "Marconi", Maddalena frequentava la prima ragioneria.
Si conoscevano da alcuni anni, si frequentavano da tempo, forse erano qualcosa in piu' che amici.
Nonostante la forte amicizia, diciamolo pure, l'amore tra i due, le rispettive famiglie non approvavano l'unione, considerandoli troppo piccoli per fidanzarsi, troppo giovani per volersi bene.
La sera del ventuno giugno, dopo un lungo pomeriggio di riflessioni, non fecero ritorno nelle loro rispettive abitazioni. Immediate furono le denunce alla polizia per la doppia scomparsa.
Non si seppe mai dove trascorsero la loro ultima notte insieme.
La mattina del ventidue, mentre percorrevano, mano nella mano,  il tratto sui binari compreso tra Santa Maria La Bruna e  Torre Annunziata, in località "Villa Marinella", vennero investiti,  dal treno accellerato 2937 diretto a Reggio Calabria.
Il corpo di Raffaele, straziato, venne trovato in fondo a una scarpata.
Maddalena, soccorsa dai ferrovieri, venne trasportata all'ospedale di Torre Annunziata, da dove, vista l'apparente gravità delle ferite, proseguì per le cure al Cardarelli di Napoli. Si riprese dopo alcune settimane.

Era stata tenuta all'oscuro della terribile morte del suo amato Raffaele.
Tante volte, negli scorsi decenni, abbiamo letto di fatti simili, raccontati dai giornali e dalla televisione.
Storie di amori giovanili, ostacolati da genitori e familiari diretti,  causa di tante vittime e disgrazie.
Quante tragedie simili si sarebbero potuto evitare? 

Quanti ragazzi scelsero la morte pur di continuare ad amare, in un altro mondo, il loro primo amore?
Per fortuna, nel corso degli ultimi decenni, tanti tabu', non tutti, sono stati spazzati dall'avvento delle nuove generazioni.
Un fatto del genere, una tragedia simile, come quella di Raffaele e  Maddalena, speriamo che non accada piu'.






Notizie raccolte dal CORRIERE DELLA SERA e da LA VOCE DELLA PROVINCIA ( articolo di  Nino Vicedomini)

domenica 11 giugno 2017

LE ANALISI? ME LE FACCIO DA ORLANDO...

Tra i tantissimi professionisti che hanno onorato con la loro capacità e competenza la nostra città nel corso dei secoli, un posto di riguardo spetta di diritto al Comm. Dottor Raffaele Orlando, il primo in assoluto ad istituire un laboratorio di analisi  cliniche, nel lontanissimo 1927.
Raramente il titolo di commendatore veniva utilizzato per indicare la sua persona.
"Don Raffaele", questo il titolo che in modo familiare veniva utilizzato dai clienti che si affidavano a lui,  stabilendo cosi un contatto di affabilità e umanità tanta preziosa per svolgere quel particolare lavoro.

Dottor Raffaele Orlando- Anni 50- Voce Della Provincia 1977

Anche se proveniva da una famiglia in cui erano presenti tanti personaggi che svolgevano l'attività di farmacisti, la sua personalità lo spingeva a svolgere e a dedicarsi a un lavoro di ricerca che gli consentisse di operare al meglio secondo le sue capacità. Per lui risultava essere  troppo semplice e rituale il ruolo di farmacista, era il ruolo di ricercatore quello che interessava e completava la sua ambizione.
Svolgeva il suo lavoro, la sua "missione", con scrupolo assoluto, ispirandosi all'amore per il prossimo che è sempre stata una prerogativa nella famiglia Orlando.
Nel 1929 venne nominato Direttore di Laboratorio nel nostro Ospedale Civico al posto del Dr. Pontecorvo e successivamente farmacista a titolo gratuito.
La sua storia, come per altri importanti ceppi familiari di famiglie torresi, ci piace ricordarla parlando dapprima del bisnonno del Dr. Orlando, di nome Catello, proveniente da Corbara, quando nel lontano 1815 impiantò una farmacia, proprio nell'anno che suggellò il passaggio della denominazione cittadina da Gioacchinopoli a Torre Annunziata.
Proseguiamo il racconto dalle esatte parole tratte da un articolo ritrovato a firma Pietro Farro, datado 1977.*
"Oggi il laboratorio, con modernissime attrezzature, è egregiamente diretto dal figlio Dr. Lello, ma vi spande vivida luce il sorriso sereno e paterno di don Raffaele che, con la sua presenza, simboleggia e sintetizza una continuità e una tradizione. In un recente incontro il caro don Raffaele, riandando con la memoria ai primordi della sua attività, ricordava che il primo cliente ad affidargli una ricerca di laboratorio fu un noto avvocato ancora vivo e vegeto. Quanti esami avrà praticato da quell'anno in poi il Dr. Orlando? E a quante domande di ansiosi clienti in attesa del responso definitivo avrà dovuto rispondere? Ma sempre, con l'abituale  tatto e comprensione, riusciva a non deludere il cliente e a non urtare la suscettibilità dei medici curanti insofferenti di vedersi anticipati nel giudizio diagnostico. Anche questo aspetto deontologico del rapporto professionale caratterizza il Dr. Orlando." 
Insomma, un signore in tutti i sensi!


 *Racconto tratto da un articolo di Pietro Farro, La Voce della Provincia, 1977.

domenica 4 giugno 2017

IL SAVOIA TRIONFA NEL TORNEO DI EHINGHEN IN GERMANIA!!!

                                   6 GIUGNO 1976 *

La Voce della Provincia, 15 Giugno 1976


Sono trascorsi esattamente quarantuno anni dal trionfo in campo internazionale da parte del Savoia, seppure si parli di un torneo riservato alle formazioni "Beretti".
Savoia "Beretti", vincitrice torneo Einghen

Infatti, nella nona edizione del Torneo internazionale di Ehingen, riservato a giocatori classe 1957, quindi meno che vent'enni, il Savoia seppe imporsi al cospetto di squadre blasonate e altamente attrezzate, come L'Ehinghen, padrone di casa, Rankweil, Bayern Hof, Osv Hannover (Germania), Mannheim (Austria), Gunarme (Cecoslovacchia), Oesingen (Svizzera) con la classe, stile e voglia di vincere che caratterizzò in quel periodo la formazione torrese, approdata in Serie D con la squadra maggiore, appena un anno prima, sotto la presidenza di Gioacchino Coppola.
La formazione torrese arrivò in terra tedesca, nella zona di Stoccarda, tra l'entusiasmo dei nostri numerosissimi connazionale residenti in zona, e partita dopo partita riuscì a superare le temibili squadre avversarie, riuscendo a vincere l'ambito trofeo con l'impressionante ruolino di cinque vittorie su cinque partite, senza subire neppure una rete.
Capitan Oppezzo, Saluto, Affabile, Cappiello, Silvestri goleador implacabile con tre reti, gli artefici principali della storica trasferta in terra teutonica che tanto scalpore ed entusiasmo suscitò nella tifoseria intera.
Allenatore di questo gruppo di giovani e magnifici ragazzi era il grande Ciro Scognamiglio. 

Luigi Bellomo, pres. "I Fedelissimi" premia mister Scognamiglio

Sicuramente i meriti maggiori per questa impresa furono del Presidente Coppola, che nonostante le difficoltà economiche ed organizzative, volle  organizzare il tutto con  l'entusiasmo e l'incitamento che contraddistinse il suo breve periodo presidenziale al Savoia.
La collaborazione e la competenza di Peppe Sasso e Giorgio Pepe furono assolutamente decivive per il buon fine della missione.
Il 4 Giugno , la comitiva torrese venne ospitata e salutata nella sala del comune di Ehinghen, e il Lord Major salutò calorosamente quella che era la prima squadra italiana invitata al prestigioso torneo. 

La comitiva torrese al completo

Il giorno successivo iniziavano le partite, al ritmo di due al giorno, vinte entrambe per 1-0 dai nostri.
Altre due vittorie seguirono prima di approdare all'ambita finale.
In quei due giorni, si avvicinarono alla squadra a dimostrare il loro affetto, centinaia di italiani, residenti in Germania, che chiedevono a gran voce ai nostri ragazzi il regalo piu' bello che potessero ricevere: la vittoria in casa dei tedeschi!
La finale del 6 Giugno avvenne in un clima incredibilmente festoso.
Probabilmente lo stadio di Ehinghen non aveva mai assistito ad uno spettacolo di pubblico del genere.
Centinaia di nostri connazionali muniti di trombette e bandiere tricolori assistettero allo show dei nostri ragazzi torresi che travolsero gli austriaci del Rot-Weiss Rankwell per 2-0.
Indescrivibile le scene di entusiasmo a fine gara, veneti, siciliani e gente da ogni zona d'Italia festeggiò l'impresa di quel gruppo di ragazzi di italiani in terra tedesca.
La coppa dei vincitori venne innalzata dal capitano Oppezzo che, assieme a Silvestri e Affabile, facevano parte della rosa della prima squadra che terminò all'ottavo posto il campionato di Serie D.

Capitan Oppezzo alza il trofeo.

Dopo due mesi, Gioacchino Coppola lasciò il timone ad un giovane e rampante torrese, deciso a lasciare il suo segno di vincente nella gloriosa società torrese.
Il suo nome: Franco Immobile.
Ma questa è un'altra storia, poi ne parleremo...

* Notizie tratte da "La Voce delle Provincia" del 15 Giugno 1976, con gli articoli di Vincenzo Pinto e Giancarlo Doveri.

 Le foto, bellissime, sono di Felicio Ferraro