sabato 27 maggio 2017

l'INCREDIBILE STORIA DELLE FOTO DEL COMANDANTE DELLA SESTA FLOTTA AMERICANA!!!

"E quelle foto, cosa sono?"

"Ah, quelle? Le recuperai dallo sgombero di una cantina torrese alcuni anni fa. Erano all'interno di una scatola, tenuta abbastanza bene. Come vedi, anche le foto hanno mantenuto la loro bellezza nonostante gli anni passati nell'oblio."

Quella circostanza del ritrovamento in area torrese incuriosì il mio istinto, volli approfondire il discorso.

Avevo bisogno di sapere di chi era quella scatola e, soprattutto, chi era il personaggio immortalato in pose militari altamente suggestive.

"Vabbè, se mi fa un prezzo onesto, potrebbero interessarmi..."

"Parliamone, tanto, ormai, non so cosa farmene in verità..."

In men che non si dica, portai a casa il blocco di foto, una ventina in tutto, tutte molto belle, alcune veramente spettacolari. 




Stock Fotodi K.E.Moranville- Photo Archivio Papa
Anche se non sapevo assolutamente nulla su chi fosse il misterioso personaggio.

Mi misi a guardarle ad una a una , nella speranza di raccogliere un indizio, un particolare, per poterlo poi confrontare con il formidabile strumento della rete , che tutto rivela, o quasi ...

Non ci misi molto.

Tra tante foto grandi , diverse con misure trenta per venti, notai che su una foto di dimensioni normali, venti per quindici, ritraeva alcuni ufficiali che, presumibilmente, stavano arrivando a soggiornare in un luogo dove venne apposta una targa con un messaggio di benvenuto ed un nome : 


                                      K.E.Moranville.



AMM. K.E.Moranville - Photo Archivio Papa


Provai a scrivere il nome su Google.

Era lui! Era l'uomo che appariva in tutte le foto!!!

Kendall Elmer Moranville, Vice Ammiraglio della Sesta Flotta statunitense!

Kendal Elmer Moranville-

Chi era costui?

Ecco la sua biografia:
Kendall Elmer Moranville , nato il 1 agosto 1932 a Guide Rock, nel Nebraska.

E'  morto il 7 maggio 2001, all'età di 69 anni.

Laureato nel 1950, ha frequestato il Collegio di Hasting fino al 1953, entrando, nell'anno successivo, nel Naval Air Cadet Program.

Ha servito la Marina Militare degli Stati Uniti raggiungendo il rango di Vice Ammiraglio (VADM).

La flotta ai suoi comandi aveva un larghissimo raggio di azione.

Comandante della Terza Flotta con sede a Pearl Harbor, Hawaii.

Comandante della Sesta Flotta con sede a Gaeta.

Decorato con;
 Medaglia di servizio superiore della Difesa;
Legione di merito;
Medaglia d'Aria;
Medaglia di Commendazione della Marina;
Medaglia di Commendazione del servizio comune;


La curiosità su questo personaggio aumentava ancora di piu', anche perchè notavo che di questi scatti non c'era nessuna traccia in rete.

Possibile che queste foto fossero state conservate da qualche torrese che aveva avuto contatti con l'Ammiraglio della Marina piu' potente  del mondo?   

Andiamo avanti.

La ricerca sui giornali d'archivio è sempre stata la mia passione, quindi mi sono ritrovato a cercare notizie d'epoca su Kendall Moranville in modo abbastanza automatico.

Il risultato è stato sorprendente!

Dall'archivio de "La Repubblica", ripeschiamo un articolo del 6 settembre 1988, a firma di Paolo Guzzanti, in cui  viene descritta la parabola di Moranville, dall'altare alla polvere a causa di una probabile mania di grandezza e di privilegio che, probabilmente, lo avevano indotto a credere di essere immune da reati, come quelli che vengono descritti  di seguito:

"QUESTA SESTA FLOTTA 'MADE IN ITALY...'

FORSE il viceammiraglio Kendall Moranville si sentiva vagamente e a modo suo italianizzato, probabilmente perché il suo ufficio di comandante della Sesta flotta degli Stati Uniti d' America si trovava a Napoli. Secondo alcuni suoi colleghi la consuetudine di vivere in Italia e un love affaire con una nostra connazionale gli impedivano ormai di distinguere il lecito dall' illecito. Detto in parole povere, l'alto ufficiale aveva preso l' abitudine di portarsi in gita di piacere la bella signora a lui devota (italiana, impiegata nell' United Services Organization) a bordo dei jet militari della flotta che comandava. Ma l' amministrazione americana non funziona esattamente come la nostra. Prova ne sia che quasi ogni branca di quello Stato ha un suo corpo investigativo, autorizzato a rivoltare le tasche di chiunque e mandarlo in rovina, se esistono prove a suo carico. Quello della marina militare si chiama Naval Investigative Service e i suoi detectives non scherzano. Così tutto si è svolto secondo un copione inesorabile anche se prevedibile: i poliziotti hanno raccolto le prove sulle gite dell' amica di Moranville e hanno denunciato l' alto ufficiale per uso improprio di aereo governativo. Il vice ammiraglio, forse ancora in preda a una sorta di sindrome italiana, invece di capire che la cosa più saggia da fare serebbe stata quella di ammettere la sua colpa e sparire, deve aver pensato invece che, se tutto il mondo è paese, anche quel suo affaruccio in qualche modo si sarebbe sistemato. Questa deviazione mentale fu un' ulteriore causa della sua rovina: infatti, ad una lettera di censura dell' ammiraglio James Busey, lo sconsiderato Moranville rispose, presentando un ricorso. Ora, bisogna sapere che negli Stati Uniti non è come da noi: nel senso che chi ricorre avendo torto, non rischia soltanto la conferma della punizione già ricevuta; ma, oltre la riconferma, rischia anche una pedata nel sedere. Di quelle definitive. E' quel che è accaduto al commiserabile vice ammiraglio: il ricorso ha irritato il suo diretto superiore, l' ammiraglio Carlisle Trost, il quale urlò: Lei non è soltanto un cialtrone che usa i beni dello Stato per i suoi comodi, ma è un cialtrone arrogante, che si permette di far perdere tempo allo Stato con i suoi ricorsi ipocriti. Non soltanto io la faccio cacciare dalla marina, ma le tolgo anche i gradi. E così il vice ammiraglio, licenziato dal comando della Sesta flotta, è stato degradato, cacciato e, per di più, rispedito a casa dalla moglie. Non vogliamo immaginare che cosa possa essere accaduto in casa Moranville quando il non più giovane marinaio Kendall ha varcato la soglia di casa: le mogli degli ammiragli degradati e licenziati per aver fatto gli scemi con la segretaria, in più d' un caso hanno rivelato istinti sanguinari. Ma non è il caso privato e la sorte fisica dell' ex ammiraglio Moranville che ci sembrano degni di nota. Ci incuriosisce piuttosto la sorte di un servitore dello Stato di grado molto elevato, come era Moranville, il quale viene condannato non per essersi portato a casa beni della collettività, ma per improprietà nelle richieste di viaggi e nell' uso di un aereo governativo: insomma per aver usato come suo ciò che suo non era. La mentalità calvinista, pragmatica e poco incline al perdono, non rende probabilmente esenti gli uomini dall' errore e magari dal crimine, ma non tollera la violazione sfrontata delle regole formali ed elementari, fra cui quella che vieta non soltanto di mettersi nella borsa il solito calamaio dell' ufficio, ma anche di fare i bellimbusti portando a zonzo amici, parenti, amanti e clienti su veicoli della pubblica amministrazione. Inevitabilmente la storia dell' imprudente ammiraglio americano e del suo esemplare castigo potrebbe far pensare, per associazione, ad altri fatti e ad altre persone, ma così è la cronaca: i suoi riferimenti, diversamente dalle sceneggiature dei film, raramente sono casuali.

di PAOLO GUZZANTI
06 settembre 1988 "


Questa è la storia, finita male, di Kendall Elmer Moranville.

Non giudichiamo certamente noi l'operato dell'Ammiraglio, la storia si è già espressa, parte della nostra curiosità è stata appagata.

Resta solo il mistero di capire come queste foto siano rimaste per anni, chiuse in una scatola, in un sotterraneo di Torre Annunziata, magari tenute lì, come ricordo, di qualcuno o qualcuna, che aveva avuto una parte importante, un ruolo molto vicino, a Kendall Elmer Moranville, uno dei militari piu' importanti al mondo dagli anni sessanta fino alla fine degli anni ottanta.

Sarà stato il fotografo, il suo secondo ufficiale, un semplice collezionista di foto, o addirittura, la sua presunta amante dei jet supersonici ?

Chissà...

sabato 13 maggio 2017

A GIOGIO', IL GIGANTE BUONO DI TORRE ANNUNZIATA.

Non era una persona qualunque, Giovanni Palumbo, Giogiò per tutti.

Giovanni Palumbo, Giogiò, Foto/copertina "Lo Strillone", Feb. 1995 

 
Fisico statuario, passo atletico, faccia da bravo ragazzo, nonostante i baffoni infoltiti dall'enorme barba e quei lunghi riccioloni, che ballavano a ritmo cadenzato con la sua marcia veloce e inarrestabile.

Lo conoscevano tutti a Torre Annunziata.

Lo vedevo passare, spesso nel tardi pomeriggio, mentre aspettavo i miei amici proprio di fronte al Metropolitan per trascorrere quelle solite serate tra ragazzi. 

All'improvviso, arrivava questo ragazzo di corsa, ma di una corsa bella, limpida, quasi ritmica, passando tra mille ostacoli, con semplicità e naturalezza, come se fosse completamente solo su quella strada.

Lui andava, sembrava volare sulla corsia di una pista di atletica, una vera pista, quella che non è mai esistita in questa città.

Tutti, ma proprio tutti, avevano uno sguardo, un pensiero, una parola detta al volo, da sussurrargli, sperando forse di rubare un briciolo di passione, di forza, che sprigionava dall'animo di quel meraviglioso ragazzo.
 
 Aveva cinque anni piu' di me, lo guardavo con un mezzo sorriso per l'inusualità della scena, ma con tanta ammirazione per l'energia positiva che riusciva a trasmettere. Lui, con quel pantaloncino corto  bianco e la canottiera, scarpe di atletica, e vai... Avevo un pizzico di invidia. 

Per tanti di noi, era un mito. 

Chissà se lo sapeva...

Non ho avuto mai occasione di conoscerlo, di scambiare una frase, un saluto.

Sempre di corsa, lui, sempre troppo avanti per me...   


Erano gli anni ottanta, quegli anni in cui criminali e politici hanno infangato il nome di Torre Annunziata.

Giogiò era il volto pulito di Torre. 

Corsa, ciclismo, istruttore di body building nella palestra che rivoluzionò il modo di fare sport nella testa e nel fisico dei torresi, l'Athletic Phisical Club.

E poi, la canoa.

Non c'erano stagioni che potessero impedirgli di  praticarla.

Appena poteva, era lì, in mare, nelle nostre acque, davanti ai "suoi" scogli, rassicuranti e protettivi da quelle onde, che, nonostante ciò,  tante disgrazie e tante lacrime hanno fatto versare a questa città.

Il 24 gennaio del 1995, il destino non volle sentire ragioni.

Il tratto di mare davanti al Santa Lucia  aveva bisogno della potenza, dell'energia, del vigore fisico di quel giovane speciale, una vera forza della natura, il "gigante buono".

Spiaggia di Torre Annunziata, luogo della disgrazia. "Lo Strillone", Feb. 1995


Il suo compagno di escursione, dopo che si era rovescita la canoa,  riuscì a salvarsi grazie alla corda lanciatagli da Giogiò.

Mentre l'amico, faticosamente e miracolosamente, ritornava sugli scogli, un'altra onda maledetta fece rovesciare Giogiò nelle gelide acque.

Tutto successe in un minuto.  

Passarono diversi giorni prima che il suo corpo fosse ritrovato e restituito dall'infamo mare ai suoi familiari.
Distrutto papà Umberto, titolare del "Bar Palumbo".

Al funerale parteciparono diverse migliaia di amici, conoscenti, gente comune.

Tante persone che, conoscendolo appena,  avevano avuto la fortuna di beneficiare, anche se solo per qualche istante,  dell'energia positiva di Giogiò durante un suo passaggio di corsa.   

Aveva solo 35 anni.  

" Lo Strillone", dal quale ho riletto i particolari del tragico epilogo dal racconto di Luisa Esposito, ho tratto questa dedica che desidero  pubblicarla integralmente:


 "A Giogiò.

Baciasti la fronte all'amore
come la madre accarezza
e bacia il suo piccolo
gridasti nella notte buia
il tuo amore, ma fu ascoltato 
solo dal vento.
Accarezzasti l'amicizia sincera
ma spesso fu solo disprezzata.
Sognasti un giorno acerbo
di salire sul podio, ma la
vita è aspra e crudele
e così spesso
conversando mi dicevi:
"godiamoci la vita", essa scorre
via rapida e l'età che segue
non è bella come quella di un tempo.
E spesso della "morte":
un giorno giaceremo nella
fredda terra e forse a 
riscaldarci saranno
le nostre promesse.
Troppo generoso il tuo cuore 
e assai sleale fu il tempestoso mare;
stremato gli sussurrasti:
fa presto, che aspetti, ho
troppo freddo nel cuore."