sabato 25 febbraio 2017

MA PERCHE' "ABBASC A NUNZIATA" SI CHIAMA VIA DE SIMONE? ECCO LA VERA STORIA...



Spesse volte è capitato che mi chiedessi perchè la strada che porta alla discesa della Chiesa della Annunziata, via De Simone, fosse stata intitolata proprio a questo personaggio di cui ben poco si sapeva, nemmeno inserito tra una delle piu' belle opere letterarie inerenti Torre Annunziata, e precisamente "Immagini,  uomini, fatti" storico libro di Meo e Russo.
Cosa aveva fatto di straordinario questo personaggio da meritare l'onore di essere ricordato, nei decenni a seguire, addirittura con l'intitolazione di una strada, tra l'altro molto storica e praticata?
Nel corso degli anni ho raccolto diverse informazioni che ritrovavo nelle lettura dei vecchi giornali d'epoca e, alla fine, posso presentarvi la storia che portò al riconoscimento e alla salvaguardia della memoria di questo personaggio storico, figlio  di un'altra importante famiglia torrese, paladino della giustizia, onestissimo e zelante amministratore della casa comunale. 
Ma andiamo con ordine, partendo dal contesto dell'epoca, di una Torre Annunziata in piena esplosione economica dovuta alle grandi iniziative e attenta alle tante speculazioni economiche che, inevitabilmente, tentavano di approfittare di ogni occasione proprizia.
I grandi progetti che consentirono a Torre Annunziata di diventare una delle città piu’ importanti e floride dell’intero Mezzogiorno si concentrarono nell’arco degli anni che andarono dal 1861 al 1900.
 Questo breve e parziale sintesi può servire da preambolo per rendersi conto del  tipo di gestione e quanto difficile e gravoso fosse l’impegno dell’amministratore addetto dell’epoca per far quadrare il bilancio comunale , molto spesso perennemente in rosso.
Grazie al lavoro e alla solerzia delle varie amministrazioni che gestirono il governo locale in quei quarant’anni, molte importanti iniziative per il miglioramento urbano, industriale e sociale  vennero portate a compimento.


Ricordiamo tra questi:
il Porto, grazie al quale Torre Annunziata venne associata alla famosa Manchester come stile di lavoro, movimentazione uomini e merci ed economia, diventando famosa in tutto il mondo;
la consolidazione del primato e della qualità dell’arte bianca che, con l’innesto di nuove tecniche sempre piu’ innovative e automatizzate, aumentarono la produzione senza diminuire il livello di genuinità, garantendo  consegne e professionalità nella  gestione del risultato finale, anche in virtu’ di una nuova classe padronale meglio organizzata rispetto alla gestione patriarcale adottata fino al 1850;
venne mantenuto inalterato il cospicuo numero degli occupati nella Real Fabbrica delle Armi, servita da  circa 1800 addetti tra operai semplici e specializzati, guardie e ufficiali;
il servizio sanitario, affidato a  sei medici condotti, i quali avevano, tra l'altro, l’obbligo di curare a domicilio le persone piu’ povere; 
venivano sovvenzionata, con l’attuazione di un fondo solidale,  la Congregazione di Carità, nella misura di L. 2200 annue consistente nell’aiuto delle persone povere e L. 4000 a disposizione per le famiglie di negozianti caduti in disgrazia economica;
l’Ospedale Civico cittadino, gestito  con impegno e dignità una delle glorie cittadine di cui orgogliosamente andavano fieri i torresi ;
altra fierezza per il cittadino torrese era l’Orfanotrofio Comunale, indicato come uno dei migliori istituti di tutta la provincia;
si sostenevano spese abbastanza ingenti, L. 11720 annue, per due Asili Infantili Comunali;
 inoltre venivano spese per il Culto circa L. 17000 annue;
erano impiegati 5 ingegneri per l’Ufficio Tecnico;
spese per circa L. 50000 annue per far funzionare 27 scuole elementari(!), con circa 1000 alunni;
si appaltò  la concessione della conduttura dell’acqua potabile del nascente Acquedotto vesuviano, croce e delizia di tutte le amministrazioni che si alternarono in quei decenni ( e non solo…);
L’acquedotto vesuviano, indirettamente, è la causa della lite intrapresa tra privati e amministratori pubblici di cui ci occupiamo in questa occasione. 

Solo otto mesi vennero impiegati per completare l’acquedotto , dopo che il terribile morbo del colera, che tante vittime fece a Torre Annunziata nel 1884 e nel 1886.
Il costo venne quantificato in un milione e quattrocentomila lire, e fu costruito da cinque industriali di Torre del Greco, costituitosi in Società costruttrice e assuntrice.
Il fiume Sarno è formato da varie sorgenti, fra cui quella di Santa Maria della Foce, che scaturisce dal monte Sant’Angelo, da cui derivavano le acque dirette a Torre Annunziata. Il serbatoio era impiantato a circa 1600 metri da Torre Annunziata.  
L’ acquedotto vesuviano venne inaugurato il 30 ottobre 1887, con la partecipazione  delle principali autorità, tra cui il principe di Ruffano, il presidente del Consiglio provinciale, Duca di San Donato, larga rappresentanza del Consiglio, il rappresentante del prefetto, quasi tutti i  deputati e senatori delle zone interessate e di provincie limitrofe, oltre un gran numero di giornalisti, locali e nazionali.
I lavori vennero coordinati dall’ingegnere Vincenzo Varriale.
Cartolina ridordo dell'inaugurazione dell'acquedotto torrese




Il presidente del Consiglio dei ministri, l’On. Francesco Crispi, non poté allontanarsi da Roma e incaricò il segretario generale Della Rocca a rappresentarlo.
Migliaia e migliaia di torresi parteciparono al festoso evento, la città era addobbata con strisce multicolori che ovunque tappezzavano i muri.
Un sontuoso ricevimento a Pompei in onore di tutti gli intervenuti mise termine alla memorabile giornata.


Finita la festa dell’inaugurazione, iniziarono i problemi.
In virtu’ di una clausola stipulata nel contratto tra il Comune e la società Concessionaria, una postilla stabiliva  che era obbligatorio garantire alla Concessionaria la vendita di tanta acqua quanto sarebbe necessaria per dare alla Ditta un reddito annuale di circa L. 70000 annue. Nonostante ciò, il Comune risultava sempre in debito per circa L. 40000  in media all’anno.
Questo problema, che avrebbe portato probabilmente al dissesto economico la citta intera, divenne il cruccio principale su cui decise di intervenire in maniera energica l’assessore, addetto, tra l’altro, alla distribuzione dell’acqua potabile, il Cav. Alfonso De Simone.

Alfonso De Simone, tratta da "La Voce della Provincia"



Nato nel 1854, Alfonso De Simone era uno dei personaggi piu’ importanti,  a livello politico e  industriale, del mondo torrese.
Venne eletto consigliere comunale per la prima volta nel 1883, a soli 29 anni.
Nel 1895, con la giunta presieduta dall'onnipresente Ciro Ilardi, gestisce il settore economico.
Ecco i fatti relativi alla vertenza dell’acquedotto che tanto scandalo e scalpore suscitò all’epoca nella nostra cittadina.
Il Consiglio Comunale, con deliberazione del 27 luglio 1885, stabiliva con la ditta “Vitelli e Romano” la concessione di una conduttura di acqua potabile dalla sorgente del Regio Canale Sarno. Approvata la deliberazione dalle autorità  tutorie si stipulò il contratto, col quale si consentì  che la derivazione potesse essere effettuata dalla sorgente Santa Maria della Foce invece che dal R. Canale Sarno.
Il Comune ne subì un danno gravissimo perché la cittadinanza ebbe un’acqua diversa da quella stabilita per la qualità e la ditta concessionaria ne trasse un utile ingente perché non espropriò l’acqua convenuta.
Come si vede, già all’inizio, la società fu inadempiente.
Qualche anno dopo, subentrarono i signori Mazza di Torre del Greco e il contratto di concessione  fu rimaneggiato con altri vantaggi verso la Società concessionaria.
Non contenti, i concessionari, cercavano di lucrare puntualmente nella presentazione dei bilanci e questo tipo di operazione era causa di svantaggi economici ingenti per le varie amministrazioni addette al controllo e al consumo dell’acquedotto vesuviano.
Nell’anno 1895, la  Ditta Concessionaria “Bartolomeo Mazza” di Torre del Greco, presentò il bilancio 1894-95, non allegando i documenti necessari per giustificare una richiesta di  L. 9785,95 a saldo della “famigerata “ garanzia assunta dal Municipio all’atto della stipula del contratto.
Dopo aver piu’ volte richiesto questa documentazione mancante, senza ottenere risposta dalla ditta Mazza, l’Assessore al Comune di Torre Annunziata,  Alfonso  De Simone riuscì, con uno stratagemma, ad entrare in possesso dei libri contabili  allorché questi furono affidati da un impiegato della ditta Mazza, Domenico Carotenuto,  ad un impiegato del comune, signor Torrone, affinché quest’ultimo ne  facesse delle copie.
Venuto a conoscenza del fatto, De Simone intimò all’impiegato comunale di consegnargli i libri per verificare i conteggi effettuati dalla ditta Mazza.
Tramite questa documentazione “sottratta”, De Simone scoprì la formula con la quale venivano alterati i conteggi e  messa in debitoria la posizione del Comune. Immediatamente, trasmise gli atti al Collegio degli Arbitri, che aveva il compito annuale di stabilire l’esatta ed inappellabile posizione debitoria-creditoria dei due contraenti. 
La truffa svelata dal De Simone venne confermata:
 Il Comune non era debitore delle L. 9785,95 ma addirittura era creditore di L. 3000!
Lo scandalo fu inevitabile!
La ditta Mazza licenziò il suo impiegato, il signor Carotenuto, colui che consegnò gli atti all’impiegato comunale, e probabilmente gli intimò di denunciare l’assessore  De Simone e l’impiegato Torrone per appropriazione indebita di documenti contabili.
Nel giudizio di 1° grado, in tribunale, il De Simone venne condannato a 25 giorni di detenzione, con la condizionale, e al risarcimento dei danni da stabilire a favore dei querelanti per aver commesso “abuso di autorità” avendo commesso l’atto rivestendo la qualità di pubblico ufficiale, quello di  assessore.
L’impiegato Torrone venne assolto per non aver commesso il fatto.
Ma il 12 settembre del 1897, la  VI Sezione della Corte di Appello di Napoli assolse il Cav. Alfonso De Simone!
Il ritorno da Napoli  avvenne in maniera trionfale.
 Tutta Torre Annunziata attese il grande combattente della causa municipale per tributargli i doverosi omaggi, banda musicale in testa!
Divenne il paladino simbolo dell’onestà e della moralità pubblica.
Venne eletto successivamente nel Consiglio provinciale.
La morte lo colse, improvvisamente, il 14 settembre del 1900, a seguito di una emorragia cerebrale, a soli 46 anni.

Necrologi per la sua morte, 1900, "La Tromba"

Nel manifesto pubblicato dal R. Commissario Straordinario Pannunzio nel giorno della morte si leggeva:
“Componente stimato ed altamente rispettato…

Uno dei piu’ illuminati figli di Torre Annunziata…

 Cittadini, alle esequie non mancherete di tributare lagrime ed onori alla memoria di chi spese buona parte dell’operosa sua vita e dell’eletta intelligenza nel bene della sua città natale.”


Per tanti anni a seguire, parlando dell’acquedotto, in tutte le sedi, pubbliche e private, non si mancava mai di risaltare  e onorare la figura nobilissima del Cav. Uff. Alfonso De Simone.
Giusto tributo, la denominazione di una delle strade a lui piu’ care, sede del palazzo di famiglia, Via Avvenire, cambiò denominazione, destinata a durare ancora nei secoli, via Alfonso De Simone, “ a’ scesa a Nunziata”.

* Il racconto è stato realizzato  grazie a degli articoli di giornali, "La Tromba" e "La Voce della Provincia" recuperati dall'autore.



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