mercoledì 21 giugno 2017

L'ASSURDA TRAGEDIA D'AMORE DEL GIUGNO 1971 A TORRE ANNUNZIATA!

La storia d'amore di  Raffaele e Maddalena, giovanissimi, entrambi di Torre Annunziata, ebbe il tragico epilogo il 22 Giugno 1971.
Raffaele Autiero, 14 anni,  e Maddalena Marinaro, 15 anni, erano due studenti.

Raffaele Autiero

 
Maddalena Marinaro

o-

Raffaele era al  primo anno dell'Istituto tecnico industriale "Marconi", Maddalena frequentava la prima ragioneria.
Si conoscevano da alcuni anni, si frequentavano da tempo, forse erano qualcosa in piu' che amici.
Nonostante la forte amicizia, diciamolo pure, l'amore tra i due, le rispettive famiglie non approvavano l'unione, considerandoli troppo piccoli per fidanzarsi, troppo giovani per volersi bene.
La sera del ventuno giugno, dopo un lungo pomeriggio di riflessioni, non fecero ritorno nelle loro rispettive abitazioni. Immediate furono le denunce alla polizia per la doppia scomparsa.
Non si seppe mai dove trascorsero la loro ultima notte insieme.
La mattina del ventidue, mentre percorrevano, mano nella mano,  il tratto sui binari compreso tra Santa Maria La Bruna e  Torre Annunziata, in località "Villa Marinella", vennero investiti,  dal treno accellerato 2937 diretto a Reggio Calabria.
Il corpo di Raffaele, straziato, venne trovato in fondo a una scarpata.
Maddalena, soccorsa dai ferrovieri, venne trasportata all'ospedale di Torre Annunziata, da dove, vista l'apparente gravità delle ferite, proseguì per le cure al Cardarelli di Napoli. Si riprese dopo alcune settimane.

Era stata tenuta all'oscuro della terribile morte del suo amato Raffaele.
Tante volte, negli scorsi decenni, abbiamo letto di fatti simili, raccontati dai giornali e dalla televisione.
Storie di amori giovanili, ostacolati da genitori e familiari diretti,  causa di tante vittime e disgrazie.
Quante tragedie simili si sarebbero potuto evitare? 

Quanti ragazzi scelsero la morte pur di continuare ad amare, in un altro mondo, il loro primo amore?
Per fortuna, nel corso degli ultimi decenni, tanti tabu', non tutti, sono stati spazzati dall'avvento delle nuove generazioni.
Un fatto del genere, una tragedia simile, come quella di Raffaele e  Maddalena, speriamo che non accada piu'.






Notizie raccolte dal CORRIERE DELLA SERA e da LA VOCE DELLA PROVINCIA ( articolo di  Nino Vicedomini)

domenica 11 giugno 2017

LE ANALISI? ME LE FACCIO DA ORLANDO...

Tra i tantissimi professionisti che hanno onorato con la loro capacità e competenza la nostra città nel corso dei secoli, un posto di riguardo spetta di diritto al Comm. Dottor Raffaele Orlando, il primo in assoluto ad istituire un laboratorio di analisi  cliniche, nel lontanissimo 1927.
Raramente il titolo di commendatore veniva utilizzato per indicare la sua persona.
"Don Raffaele", questo il titolo che in modo familiare veniva utilizzato dai clienti che si affidavano a lui,  stabilendo cosi un contatto di affabilità e umanità tanta preziosa per svolgere quel particolare lavoro.

Dottor Raffaele Orlando- Anni 50- Voce Della Provincia 1977

Anche se proveniva da una famiglia in cui erano presenti tanti personaggi che svolgevano l'attività di farmacisti, la sua personalità lo spingeva a svolgere e a dedicarsi a un lavoro di ricerca che gli consentisse di operare al meglio secondo le sue capacità. Per lui risultava essere  troppo semplice e rituale il ruolo di farmacista, era il ruolo di ricercatore quello che interessava e completava la sua ambizione.
Svolgeva il suo lavoro, la sua "missione", con scrupolo assoluto, ispirandosi all'amore per il prossimo che è sempre stata una prerogativa nella famiglia Orlando.
Nel 1929 venne nominato Direttore di Laboratorio nel nostro Ospedale Civico al posto del Dr. Pontecorvo e successivamente farmacista a titolo gratuito.
La sua storia, come per altri importanti ceppi familiari di famiglie torresi, ci piace ricordarla parlando dapprima del bisnonno del Dr. Orlando, di nome Catello, proveniente da Corbara, quando nel lontano 1815 impiantò una farmacia, proprio nell'anno che suggellò il passaggio della denominazione cittadina da Gioacchinopoli a Torre Annunziata.
Proseguiamo il racconto dalle esatte parole tratte da un articolo ritrovato a firma Pietro Farro, datado 1977.*
"Oggi il laboratorio, con modernissime attrezzature, è egregiamente diretto dal figlio Dr. Lello, ma vi spande vivida luce il sorriso sereno e paterno di don Raffaele che, con la sua presenza, simboleggia e sintetizza una continuità e una tradizione. In un recente incontro il caro don Raffaele, riandando con la memoria ai primordi della sua attività, ricordava che il primo cliente ad affidargli una ricerca di laboratorio fu un noto avvocato ancora vivo e vegeto. Quanti esami avrà praticato da quell'anno in poi il Dr. Orlando? E a quante domande di ansiosi clienti in attesa del responso definitivo avrà dovuto rispondere? Ma sempre, con l'abituale  tatto e comprensione, riusciva a non deludere il cliente e a non urtare la suscettibilità dei medici curanti insofferenti di vedersi anticipati nel giudizio diagnostico. Anche questo aspetto deontologico del rapporto professionale caratterizza il Dr. Orlando." 
Insomma, un signore in tutti i sensi!


 *Racconto tratto da un articolo di Pietro Farro, La Voce della Provincia, 1977.

domenica 4 giugno 2017

IL SAVOIA TRIONFA NEL TORNEO DI EHINGHEN IN GERMANIA!!!

                                   6 GIUGNO 1976 *

La Voce della Provincia, 15 Giugno 1976


Sono trascorsi esattamente quarantuno anni dal trionfo in campo internazionale da parte del Savoia, seppure si parli di un torneo riservato alle formazioni "Beretti".
Savoia "Beretti", vincitrice torneo Einghen

Infatti, nella nona edizione del Torneo internazionale di Ehingen, riservato a giocatori classe 1957, quindi meno che vent'enni, il Savoia seppe imporsi al cospetto di squadre blasonate e altamente attrezzate, come L'Ehinghen, padrone di casa, Rankweil, Bayern Hof, Osv Hannover (Germania), Mannheim (Austria), Gunarme (Cecoslovacchia), Oesingen (Svizzera) con la classe, stile e voglia di vincere che caratterizzò in quel periodo la formazione torrese, approdata in Serie D con la squadra maggiore, appena un anno prima, sotto la presidenza di Gioacchino Coppola.
La formazione torrese arrivò in terra tedesca, nella zona di Stoccarda, tra l'entusiasmo dei nostri numerosissimi connazionale residenti in zona, e partita dopo partita riuscì a superare le temibili squadre avversarie, riuscendo a vincere l'ambito trofeo con l'impressionante ruolino di cinque vittorie su cinque partite, senza subire neppure una rete.
Capitan Oppezzo, Saluto, Affabile, Cappiello, Silvestri goleador implacabile con tre reti, gli artefici principali della storica trasferta in terra teutonica che tanto scalpore ed entusiasmo suscitò nella tifoseria intera.
Allenatore di questo gruppo di giovani e magnifici ragazzi era il grande Ciro Scognamiglio. 

Luigi Bellomo, pres. "I Fedelissimi" premia mister Scognamiglio

Sicuramente i meriti maggiori per questa impresa furono del Presidente Coppola, che nonostante le difficoltà economiche ed organizzative, volle  organizzare il tutto con  l'entusiasmo e l'incitamento che contraddistinse il suo breve periodo presidenziale al Savoia.
La collaborazione e la competenza di Peppe Sasso e Giorgio Pepe furono assolutamente decivive per il buon fine della missione.
Il 4 Giugno , la comitiva torrese venne ospitata e salutata nella sala del comune di Ehinghen, e il Lord Major salutò calorosamente quella che era la prima squadra italiana invitata al prestigioso torneo. 

La comitiva torrese al completo

Il giorno successivo iniziavano le partite, al ritmo di due al giorno, vinte entrambe per 1-0 dai nostri.
Altre due vittorie seguirono prima di approdare all'ambita finale.
In quei due giorni, si avvicinarono alla squadra a dimostrare il loro affetto, centinaia di italiani, residenti in Germania, che chiedevono a gran voce ai nostri ragazzi il regalo piu' bello che potessero ricevere: la vittoria in casa dei tedeschi!
La finale del 6 Giugno avvenne in un clima incredibilmente festoso.
Probabilmente lo stadio di Ehinghen non aveva mai assistito ad uno spettacolo di pubblico del genere.
Centinaia di nostri connazionali muniti di trombette e bandiere tricolori assistettero allo show dei nostri ragazzi torresi che travolsero gli austriaci del Rot-Weiss Rankwell per 2-0.
Indescrivibile le scene di entusiasmo a fine gara, veneti, siciliani e gente da ogni zona d'Italia festeggiò l'impresa di quel gruppo di ragazzi di italiani in terra tedesca.
La coppa dei vincitori venne innalzata dal capitano Oppezzo che, assieme a Silvestri e Affabile, facevano parte della rosa della prima squadra che terminò all'ottavo posto il campionato di Serie D.

Capitan Oppezzo alza il trofeo.

Dopo due mesi, Gioacchino Coppola lasciò il timone ad un giovane e rampante torrese, deciso a lasciare il suo segno di vincente nella gloriosa società torrese.
Il suo nome: Franco Immobile.
Ma questa è un'altra storia, poi ne parleremo...

* Notizie tratte da "La Voce delle Provincia" del 15 Giugno 1976, con gli articoli di Vincenzo Pinto e Giancarlo Doveri.

 Le foto, bellissime, sono di Felicio Ferraro











 

sabato 27 maggio 2017

l'INCREDIBILE STORIA DELLE FOTO DEL COMANDANTE DELLA SESTA FLOTTA AMERICANA!!!

"E quelle foto, cosa sono?"

"Ah, quelle? Le recuperai dallo sgombero di una cantina torrese alcuni anni fa. Erano all'interno di una scatola, tenuta abbastanza bene. Come vedi, anche le foto hanno mantenuto la loro bellezza nonostante gli anni passati nell'oblio."

Quella circostanza del ritrovamento in area torrese incuriosì il mio istinto, volli approfondire il discorso.

Avevo bisogno di sapere di chi era quella scatola e, soprattutto, chi era il personaggio immortalato in pose militari altamente suggestive.

"Vabbè, se mi fa un prezzo onesto, potrebbero interessarmi..."

"Parliamone, tanto, ormai, non so cosa farmene in verità..."

In men che non si dica, portai a casa il blocco di foto, una ventina in tutto, tutte molto belle, alcune veramente spettacolari. 




Stock Fotodi K.E.Moranville- Photo Archivio Papa
Anche se non sapevo assolutamente nulla su chi fosse il misterioso personaggio.

Mi misi a guardarle ad una a una , nella speranza di raccogliere un indizio, un particolare, per poterlo poi confrontare con il formidabile strumento della rete , che tutto rivela, o quasi ...

Non ci misi molto.

Tra tante foto grandi , diverse con misure trenta per venti, notai che su una foto di dimensioni normali, venti per quindici, ritraeva alcuni ufficiali che, presumibilmente, stavano arrivando a soggiornare in un luogo dove venne apposta una targa con un messaggio di benvenuto ed un nome : 


                                      K.E.Moranville.



AMM. K.E.Moranville - Photo Archivio Papa


Provai a scrivere il nome su Google.

Era lui! Era l'uomo che appariva in tutte le foto!!!

Kendall Elmer Moranville, Vice Ammiraglio della Sesta Flotta statunitense!

Kendal Elmer Moranville-

Chi era costui?

Ecco la sua biografia:
Kendall Elmer Moranville , nato il 1 agosto 1932 a Guide Rock, nel Nebraska.

E'  morto il 7 maggio 2001, all'età di 69 anni.

Laureato nel 1950, ha frequestato il Collegio di Hasting fino al 1953, entrando, nell'anno successivo, nel Naval Air Cadet Program.

Ha servito la Marina Militare degli Stati Uniti raggiungendo il rango di Vice Ammiraglio (VADM).

La flotta ai suoi comandi aveva un larghissimo raggio di azione.

Comandante della Terza Flotta con sede a Pearl Harbor, Hawaii.

Comandante della Sesta Flotta con sede a Gaeta.

Decorato con;
 Medaglia di servizio superiore della Difesa;
Legione di merito;
Medaglia d'Aria;
Medaglia di Commendazione della Marina;
Medaglia di Commendazione del servizio comune;


La curiosità su questo personaggio aumentava ancora di piu', anche perchè notavo che di questi scatti non c'era nessuna traccia in rete.

Possibile che queste foto fossero state conservate da qualche torrese che aveva avuto contatti con l'Ammiraglio della Marina piu' potente  del mondo?   

Andiamo avanti.

La ricerca sui giornali d'archivio è sempre stata la mia passione, quindi mi sono ritrovato a cercare notizie d'epoca su Kendall Moranville in modo abbastanza automatico.

Il risultato è stato sorprendente!

Dall'archivio de "La Repubblica", ripeschiamo un articolo del 6 settembre 1988, a firma di Paolo Guzzanti, in cui  viene descritta la parabola di Moranville, dall'altare alla polvere a causa di una probabile mania di grandezza e di privilegio che, probabilmente, lo avevano indotto a credere di essere immune da reati, come quelli che vengono descritti  di seguito:

"QUESTA SESTA FLOTTA 'MADE IN ITALY...'

FORSE il viceammiraglio Kendall Moranville si sentiva vagamente e a modo suo italianizzato, probabilmente perché il suo ufficio di comandante della Sesta flotta degli Stati Uniti d' America si trovava a Napoli. Secondo alcuni suoi colleghi la consuetudine di vivere in Italia e un love affaire con una nostra connazionale gli impedivano ormai di distinguere il lecito dall' illecito. Detto in parole povere, l'alto ufficiale aveva preso l' abitudine di portarsi in gita di piacere la bella signora a lui devota (italiana, impiegata nell' United Services Organization) a bordo dei jet militari della flotta che comandava. Ma l' amministrazione americana non funziona esattamente come la nostra. Prova ne sia che quasi ogni branca di quello Stato ha un suo corpo investigativo, autorizzato a rivoltare le tasche di chiunque e mandarlo in rovina, se esistono prove a suo carico. Quello della marina militare si chiama Naval Investigative Service e i suoi detectives non scherzano. Così tutto si è svolto secondo un copione inesorabile anche se prevedibile: i poliziotti hanno raccolto le prove sulle gite dell' amica di Moranville e hanno denunciato l' alto ufficiale per uso improprio di aereo governativo. Il vice ammiraglio, forse ancora in preda a una sorta di sindrome italiana, invece di capire che la cosa più saggia da fare serebbe stata quella di ammettere la sua colpa e sparire, deve aver pensato invece che, se tutto il mondo è paese, anche quel suo affaruccio in qualche modo si sarebbe sistemato. Questa deviazione mentale fu un' ulteriore causa della sua rovina: infatti, ad una lettera di censura dell' ammiraglio James Busey, lo sconsiderato Moranville rispose, presentando un ricorso. Ora, bisogna sapere che negli Stati Uniti non è come da noi: nel senso che chi ricorre avendo torto, non rischia soltanto la conferma della punizione già ricevuta; ma, oltre la riconferma, rischia anche una pedata nel sedere. Di quelle definitive. E' quel che è accaduto al commiserabile vice ammiraglio: il ricorso ha irritato il suo diretto superiore, l' ammiraglio Carlisle Trost, il quale urlò: Lei non è soltanto un cialtrone che usa i beni dello Stato per i suoi comodi, ma è un cialtrone arrogante, che si permette di far perdere tempo allo Stato con i suoi ricorsi ipocriti. Non soltanto io la faccio cacciare dalla marina, ma le tolgo anche i gradi. E così il vice ammiraglio, licenziato dal comando della Sesta flotta, è stato degradato, cacciato e, per di più, rispedito a casa dalla moglie. Non vogliamo immaginare che cosa possa essere accaduto in casa Moranville quando il non più giovane marinaio Kendall ha varcato la soglia di casa: le mogli degli ammiragli degradati e licenziati per aver fatto gli scemi con la segretaria, in più d' un caso hanno rivelato istinti sanguinari. Ma non è il caso privato e la sorte fisica dell' ex ammiraglio Moranville che ci sembrano degni di nota. Ci incuriosisce piuttosto la sorte di un servitore dello Stato di grado molto elevato, come era Moranville, il quale viene condannato non per essersi portato a casa beni della collettività, ma per improprietà nelle richieste di viaggi e nell' uso di un aereo governativo: insomma per aver usato come suo ciò che suo non era. La mentalità calvinista, pragmatica e poco incline al perdono, non rende probabilmente esenti gli uomini dall' errore e magari dal crimine, ma non tollera la violazione sfrontata delle regole formali ed elementari, fra cui quella che vieta non soltanto di mettersi nella borsa il solito calamaio dell' ufficio, ma anche di fare i bellimbusti portando a zonzo amici, parenti, amanti e clienti su veicoli della pubblica amministrazione. Inevitabilmente la storia dell' imprudente ammiraglio americano e del suo esemplare castigo potrebbe far pensare, per associazione, ad altri fatti e ad altre persone, ma così è la cronaca: i suoi riferimenti, diversamente dalle sceneggiature dei film, raramente sono casuali.

di PAOLO GUZZANTI
06 settembre 1988 "


Questa è la storia, finita male, di Kendall Elmer Moranville.

Non giudichiamo certamente noi l'operato dell'Ammiraglio, la storia si è già espressa, parte della nostra curiosità è stata appagata.

Resta solo il mistero di capire come queste foto siano rimaste per anni, chiuse in una scatola, in un sotterraneo di Torre Annunziata, magari tenute lì, come ricordo, di qualcuno o qualcuna, che aveva avuto una parte importante, un ruolo molto vicino, a Kendall Elmer Moranville, uno dei militari piu' importanti al mondo dagli anni sessanta fino alla fine degli anni ottanta.

Sarà stato il fotografo, il suo secondo ufficiale, un semplice collezionista di foto, o addirittura, la sua presunta amante dei jet supersonici ?

Chissà...

sabato 13 maggio 2017

A GIOGIO', IL GIGANTE BUONO DI TORRE ANNUNZIATA.

Non era una persona qualunque, Giovanni Palumbo, Giogiò per tutti.

Giovanni Palumbo, Giogiò, Foto/copertina "Lo Strillone", Feb. 1995 

 
Fisico statuario, passo atletico, faccia da bravo ragazzo, nonostante i baffoni infoltiti dall'enorme barba e quei lunghi riccioloni, che ballavano a ritmo cadenzato con la sua marcia veloce e inarrestabile.

Lo conoscevano tutti a Torre Annunziata.

Lo vedevo passare, spesso nel tardi pomeriggio, mentre aspettavo i miei amici proprio di fronte al Metropolitan per trascorrere quelle solite serate tra ragazzi. 

All'improvviso, arrivava questo ragazzo di corsa, ma di una corsa bella, limpida, quasi ritmica, passando tra mille ostacoli, con semplicità e naturalezza, come se fosse completamente solo su quella strada.

Lui andava, sembrava volare sulla corsia di una pista di atletica, una vera pista, quella che non è mai esistita in questa città.

Tutti, ma proprio tutti, avevano uno sguardo, un pensiero, una parola detta al volo, da sussurrargli, sperando forse di rubare un briciolo di passione, di forza, che sprigionava dall'animo di quel meraviglioso ragazzo.
 
 Aveva cinque anni piu' di me, lo guardavo con un mezzo sorriso per l'inusualità della scena, ma con tanta ammirazione per l'energia positiva che riusciva a trasmettere. Lui, con quel pantaloncino corto  bianco e la canottiera, scarpe di atletica, e vai... Avevo un pizzico di invidia. 

Per tanti di noi, era un mito. 

Chissà se lo sapeva...

Non ho avuto mai occasione di conoscerlo, di scambiare una frase, un saluto.

Sempre di corsa, lui, sempre troppo avanti per me...   


Erano gli anni ottanta, quegli anni in cui criminali e politici hanno infangato il nome di Torre Annunziata.

Giogiò era il volto pulito di Torre. 

Corsa, ciclismo, istruttore di body building nella palestra che rivoluzionò il modo di fare sport nella testa e nel fisico dei torresi, l'Athletic Phisical Club.

E poi, la canoa.

Non c'erano stagioni che potessero impedirgli di  praticarla.

Appena poteva, era lì, in mare, nelle nostre acque, davanti ai "suoi" scogli, rassicuranti e protettivi da quelle onde, che, nonostante ciò,  tante disgrazie e tante lacrime hanno fatto versare a questa città.

Il 24 gennaio del 1995, il destino non volle sentire ragioni.

Il tratto di mare davanti al Santa Lucia  aveva bisogno della potenza, dell'energia, del vigore fisico di quel giovane speciale, una vera forza della natura, il "gigante buono".

Spiaggia di Torre Annunziata, luogo della disgrazia. "Lo Strillone", Feb. 1995


Il suo compagno di escursione, dopo che si era rovescita la canoa,  riuscì a salvarsi grazie alla corda lanciatagli da Giogiò.

Mentre l'amico, faticosamente e miracolosamente, ritornava sugli scogli, un'altra onda maledetta fece rovesciare Giogiò nelle gelide acque.

Tutto successe in un minuto.  

Passarono diversi giorni prima che il suo corpo fosse ritrovato e restituito dall'infamo mare ai suoi familiari.
Distrutto papà Umberto, titolare del "Bar Palumbo".

Al funerale parteciparono diverse migliaia di amici, conoscenti, gente comune.

Tante persone che, conoscendolo appena,  avevano avuto la fortuna di beneficiare, anche se solo per qualche istante,  dell'energia positiva di Giogiò durante un suo passaggio di corsa.   

Aveva solo 35 anni.  

" Lo Strillone", dal quale ho riletto i particolari del tragico epilogo dal racconto di Luisa Esposito, ho tratto questa dedica che desidero  pubblicarla integralmente:


 "A Giogiò.

Baciasti la fronte all'amore
come la madre accarezza
e bacia il suo piccolo
gridasti nella notte buia
il tuo amore, ma fu ascoltato 
solo dal vento.
Accarezzasti l'amicizia sincera
ma spesso fu solo disprezzata.
Sognasti un giorno acerbo
di salire sul podio, ma la
vita è aspra e crudele
e così spesso
conversando mi dicevi:
"godiamoci la vita", essa scorre
via rapida e l'età che segue
non è bella come quella di un tempo.
E spesso della "morte":
un giorno giaceremo nella
fredda terra e forse a 
riscaldarci saranno
le nostre promesse.
Troppo generoso il tuo cuore 
e assai sleale fu il tempestoso mare;
stremato gli sussurrasti:
fa presto, che aspetti, ho
troppo freddo nel cuore."
 

 

domenica 16 aprile 2017

LA SFIDA DEL CAMPIONE DEL MONDO, L'UOMO VAPORE, A TORRE ANNUNZIATA!!!

Come abbiamo appurato nel corso di questi anni con la pubblicazione di centinaia di post sulla nostra Torre Annunziata, possiamo ben dire che tanti nostri concittadini, nel secolo scorso,  sono riusciti a regalarsi momenti di autentico entusiasmo, integrando il sano divertimento e la passione sportiva come diversivo alla frenetica attività lavorativa a cui erano sottoposti.
Proprio nel 1908, anno in cui si è svolta questa manifestazione di cui raccontiamo oggi, risale la nascita della maggiore passione sportiva dei torresi, il Savoia, ma non è di calcio che ci occupiamo oggi. 
Grande merito di queste gare podistiche, ciclistiche e sportive in generale, sono da attribuire ad  un personaggio di cui ci occuperemo nei prossimi post, a completamento della conoscenza  della sua figura di uomo, sportivo e insegnante: Carlo Conte, maestro di ginnastica e scherma, autentico faro delle attività ludiche e ginniche dei giovanotti torresi negli anni che vanno dal 1890 al 1920.
Il 22 novembre 1908, nello spazio antistante le Montagnelle, si svolse una curiosa gara  sportiva a cui erano presenti almeno duemila spettatori, assiepati in ogni dove, che prevedeva la partecipazione di due atleti podisti, Ortegue e Weiss, pronti a sfidare gli sportivi locali in una gara in cui, loro due, correvano a piedi e gli altri... in bicicletta o a cavallo!!! 
Le gare erano intervallate con altre corse riservate ai giovani e ai giovanissimi, dove, in entrambi i casi, i successi furono conquistati dai figli di Carlo Conte, Spartaco e Tullio.
Proprio Tullio Conte sarà il protagonista, due anni dopo questa gara, nel 1910, del miracoloso salvataggio nelle acque del mare oplontino delle figlie del Prof. Luigi Cuccurullo, ormai quasi annegate, e di cui ci occupammo tempo addietro,
                            https://goo.gl/lZ0bPJ


Inutile dire che la manifestazione fu un successo, nonostante il notevole esborso economico per l'organizzazione e per i rimborsi ai due atleti, Ortegue e Weiss.
Tra l'altro, incuriositi dalla presenza di questi due atleti stranieri, abbiamo cercato  notizie ulteriori in rete, e alla fine,   possiamo confermarvi che si trattava di due autentici campioni di livello mondiale per quanto riguarda la corsa pedestre.
Un capitolo a parte meriterebbe Luis Ortegue, nato a  Nimes nel 1878, vincitore di tante maratone e detentori di diversi record mondiali, come riporta il volantino di presentazione che pubblicizzava una gara nel 1905 a Varese, riportato in basso.
Questo tipo di sfida era abbastanza frequente in Italia, ma era stata la prima volta che venne organizzata nel napoletano, e Torre Annunziata non poteva non essere che la prima città a fare ciò.
A conferma dell'entusiasmo che scatenò la manifestazione, rileggiamo le righe finali dell'articolista de "La Tromba " :         
"Da per ogni dove scoppiarono applausi e molti erano emozionati.  In ultimo l'Ortegue fu levato in alto da un gruppo di spattatori e portato in trionfo! "   

Organizzazione, Serietà, Passione.

Questo era Torre Annunziata.

Buona lettura, l'articolo lo merita.



La Tromba 6 Dic. 1908- 1 parte

La Tromba, 6 Dic. 1908, 2 parte

Dalla rete

Volantino evento , Ortegue, Weiss e Michallef, Varese 1905



domenica 9 aprile 2017

OLGA ELIA: SUCCESSE TUTTO PER COLPA SUA?



La morte è uguale per tutti, su questo non ci sono dubbi.
Non tutte le lapidi sono uguali, questa è l’unica differenza visiva.
Ci sono alcune che richiamano l’attenzione per lo sfarzo, per le massicce rotondità dei marmi, impresse da lettere e numeri dorate e imponenti;
altre per il contorno meraviglioso di vasi, splendidamente ornati, da fiori profumati e multicolori, vistosissimi;
altre, ancora,  attraggono per la loro semplicità, per la loro dignitosa pulizia;
e poi ci sono quelle che,  a leggerne la frase  scolpita, fosse anche il solo nome e cognome, danno la sensazione di ritrovarsi davanti al loculo di una persona che, nel corso della sua vita terrena, abbia lasciato una traccia, un segno del suo passaggio, una storia importante.
E’ la sensazione che mi è capitata quando, nel mio passaggio usuale nel nostro cimitero comunale, mi sono ritrovato a guardare questa lapide, semplice, non particolarmente sfarzosa, ma lineare, pulita, decorosa.  




Ricordo che avevo già  sentito questo nome.
Era il 2012 quando il mitico direttore Massimo Corcione , dalle colonne di “Torresette”,  nel ricordo della scomparsa di Anna Sansone, scriveva  tra l’altro
“…  straordinaria persona cresciuta all’ombra di una personalità travolgente: Olga Elia.”

Nel corso degli anni, ho constatato che le parole di Corcione , sono come quelle lettere d’oro stampate nel marmo, autentici sigilli di garanzia, dei punti esclamativi senza possibilità di discussione: Olga Elia doveva essere stata una donna straordinaria!

Cosi iniziai il viaggio alla ricerca di notizie e fatti che la riguardassero.

Aiutandoci con Wikipedia ripercorriamo le tappi salienti della sua vita.
Olga Elia nacque a Nocera Inferiore il 20 Aprile 1902.





Dopo essersi laureata a Napoli nel 1924, insegnò a Ravenna e a Campobasso  come docente liceale.
Dopo qualche anno, venne chiamata dall’allora Soprintendenza alle Antichità della Campania e del Molise.
Su incarico di Amedeo Maiuri, soprintendente campano, collaborò alla catalogazione sistematica delle pitture murarie di Pompei, al riordino di diverse collezioni del Museo Archeologico Nazionale di Napoli e dell'Antiquarium pompeiano e seguì gli scavi di Pompei.

Nel 1933 entrò definitivamente nei ruoli del Ministero e, dal 1940, le fu affidata la direzione degli scavi di Pompei,  incarico che mantenne fino a quando non fu rimossa improvvisamente, per motivi mai chiariti, nel giugno 1960.

In effetti,  i  motivi mai chiariti, furono ufficializzati come una rimozione dovuta ad una veloce inchiesta del Ministero , ma c’erano  evidentemente altri fattori che accelerarono le conclusioni dell’inchiesta, come argutamente scrivono Lucia Gervasini e Grete Stefani in “Dizionario biografico dei soprintendenti archeologici  ( 1904-1974)”.
 Nel paragrafo dedicata a Olga Elia, scrivono infatti, “…   i reali motivi di questa rimozione da tutti gli incarichi fino ad allora assegnati senza alcun nuovo compito non sono ufficialmente noti e potrebbero derivare esclusivamente da contrasti personali per futili motivi e incomprensioni [...]”.

Quali sarebbero questi futili motivi e incomprensioni e con chi ebbe questi problemi la Elia ?
Questo, al momento, non siamo in grado di saperlo.
Sicuramente si sarà trattato di qualche personaggio importante e autorevole, uno che contava molto, moltissimo, nell’ambito archeologico.
Ormai la sua bravura e la sua autonomia, dopo vent’anni di amministratrice degli scavi piu’ importanti al mondo, infastidirono non poco i vertici “nostrani”.
L’occasione per liberarsi di Olga Elia  avvenne nel giugno del 1960, quando a causa di una serie di  continui furti negli scavi pompeani, il Ministero della Pubblica Istruzione  rimosse dalla carica la Elia, come riporta un articolo de “La Stampa “ dell’epoca


 
La Stampa 19 -6-1960
 


“Una ventina di furti e sfregi avvenuti negli ultimi tempi…”
Un caso, una combinazione oppure una congiura orchestrata ad arte per mettere in cattiva luce la Elia e giustificare la rimozione dal prestigioso incarico?
Non lo sappiamo.
Certo che leggendo l’articolo c’è da rimanere allibiti!

“L’arresto di un custode per presunto furto di un puttino...”

“Solo 6 persone addette alla manutenzione dei muri , del verde e dei monumenti su una zona di 66 ettari…   (!)

Tutta colpa di Olga Elia?
Per il Ministero, si.


Dopo la rimozione dell'incarico , rimase ferma un anno intero, umiliata e addolorata, ma non doma. 

Nel 1961, l'anno successivo, venne nominata Sopraintendente archeologica della Liguria, carica che mantenne fino al 1967, anno del pensionamento.
Con questa carica, la sua opera si concentrò soprattutto sull'area di Luni,  culminando nell'inaugurazione, il 18 Luglio 1964, del Nuovo Museo Archeologico  dell'antica  Luni.
Importanti anche gli scavi a Bocca di Magra, ad Ameglia, che riportarono alla luce una villa romana.  

Dopo il pensionamento, nel 1967, si dedicò all'insegnamento, tenendo la cattedra di Archeologia e Storia dell'arte greca e romana presso L’Università di Bari fino al 1972. Socia dell'Accademia di Archeologia, Lettere e Belle Arti di Napoli, corrispondente della  Pontificia accademia romana di archeologia e membro dell'Istituto Archeologico Germanico, venne  insignita della Medaglia d'argento per la cultura del Ministero della Pubblica Istruzione  e Cavaliere al Merito della Repubblica. Morì il 3 Giugno 1977, le sua spoglie riposano nel Cimitero di Torre Annunziata.

Ci è sembrato doveroso inserire e riproporre queste piccole note a margine di un avvenimento  che ha segnato una pagina importante nella storia degli scavi pompeani.
Non è nostro compito, né nostra intenzione, aprire un dibattito o una discussione dopo oltre cinquant’anni trascorsi dall’evento principale riportato in questo post, ovvero la rimozione dall'incarico di Olga Elia.
Il nostro intento era  quello di aprire uno spiraglio di luce sulla memoria storica della vita di questa straordinaria donna, umiliata in un momento importantissimo della sua  carriera,  che seppe imporsi e riproporsi, nel secolo scorso, in un contesto difficile, complesso, ma estremamente affascinante come lo è sempre stato il campo archeologico e tutte le sue arti annesse.

Riposa in pace Olga Elia.