sabato 16 luglio 2016

IL FURTO PIU' CLAMOROSO DELLA STORIA DEI FARMACI ACCADDE A TORRE ANNUNZIATA!!!



Rifampicina.
Antibiotico battericida usato con molto successo, dagli inizi degli anni settanta, contro la tubercolosi e altre infezioni in genere, tra cui la meningite.  
Ecco il nome del farmaco, scoperto agli inizi degli anni sessanta, che tanto scalpore creò a livello mondiale, per un clamoroso caso di spionaggio industriale, consumatosi tramite un furto, avvenuto proprio nello stabilimento della Lepetit di Torre Annunziata.
Protagonisti della storia;
 la Lepetit, titolare del brevetto per la produzione dell’antibiotico;
 la Archifar, dei fratelli Gimmoni, milanesi trasferitesi nel Trentino, negli anni settanta, per sfruttare gli incentivi statali;
 il dottor Joseph Thiman, sveglio e svelto (di mani), uomo chiave della vicenda, appena passato dalla Lepetit alla Archifar.   
La vicenda divenne di dominio pubblico dopo che la Lepetit  presentò una denuncia contro la  Archifar, nel settembre del 1978, alla Procura della Repubblica di Napoli.

I fatti andarono così:

Joseph Thiman, neo assunto dalla Archifar, venne incaricato dal Gimmoni, di recuperare tracce di rifampicina, per permettere alla azienda milanese, la produzione del farmaco su scala mondiale, la qual cosa avrebbe permesso alla azienda di entrare nel mercato mondiale, su vasta scala, con un prodotto molto ricercato per le sue enormi proprietà terapeutiche, e concorrere contro il farmaco prodotto dalla Lepetit.
Thiman,  nel gennaio del 1971,  si recò allo stabilimento Lepetit di Torre Annunziata e con la scusa di salutare i vecchi colleghi fece un giro negli uffici e nel laboratorio. In una stanza, notò su un tavolo piccoli residui di un brodo della coltura che gli interessava. Aspettò che nessuno lo guardasse e imbevve il fazzoletto nella coltura. Il furto non fu scoperto al momento in cui avvenne, per le difficoltà di controllo esistenti nei laboratori di ricerca di Torre Annunziata, dove i ceppi degli antibiotici sono tali e tanti da rendere impossibile la scoperta di una asportazione.
Nel furto, si avvalse della complicità di due chimici, suoi ex colleghi di laboratorio quando lavoravano alla Lepetit tutti insieme.
Consumato il furto, il fazzoletto imbevuto della coltura venne consegnato ai biologi della Archifar, i quali, dopo non molto tempo, prepararono il prodotto con il loro marchio di azienda.
 La successiva immissione sul mercato mondiale farmaceutico del prodotto da parte della Archifar, produsse un notevole danno economico alla Lepetit.
Da qui la decisione di denunciare l’accaduto.

Ecco il succo della confessione del Thiman:
“Il microbiologo brasiliano Joseph Thiman, 42 anni, accusato della sottrazione, ha confessato. Davanti al  notaio Cattaneo di Lugano ha firmato una dichiarazione in cui ammette le sue colpe e racconta nei particolari l’incredibile vicenda di spionaggio. La sua confessione chiama in causa proprio la “Archifar” (sede a Milano e stabilimenti a Rovereto), la ditta farmaceutica concorrente della “Lepetit” che è al centro dell’inchiesta.
 Joseph Thiman aveva lavorato quasi dieci anni per la “Lepetit”. Quando avvenne il furto era appena passato alla “Archifar” con mansioni di direttore generale e uno stipendio di quindici milioni all’anno, quasi il doppio di quello  che riceveva per il precedente lavoro.  Joseph Thiman è andato via dall’Italia prima che scoppiasse lo scandalo.
E’ tornato in Brasile. Ora vive a San Paolo e lavora per una società chimica statunitense. Avvicinato da un dirigente della “Lepetit” il microbiologo ha ammesso l’imbroglio e ha accettato di sottoscrivere la confessione..
Si è rifiutato, però, di tornare in Italia perché teme complicazioni con la giustizia, e ha preferito fare la sua dichiarazione davanti al notaio svizzero.”


L’Archifar, nel corso dei decenni scorsi , ha subito molteplici cambi di proprietà.
Nel 1972 metà delle quote azionarie passò al gruppo Eni e due anni dopo l'altra metà fini nelle mani della Montedison. Nel 1980 arrivò la  Lepetit che cinque anni dopo cedette al gruppo Fermenta. Quest'esperienza durò poco, anche per vicende giudiziarie legate alla proprietà.
Nel 1985 venne acquisita da Biochemie, del gruppo svizzero Sandoz.
Dopo le fusioni tra i colossi farmaceutici svizzeri, la Sandoz entrò nella galassia Novartis...

Corriere della Sera , 7 ottobre 1973

Corriere della Sera, 8 ottobre 1973

Corriere della Sera, 9 ottobre 1973


*Inchiesta e servizi di Giuseppe Romanelli del "Corriere della Sera"