sabato 11 giugno 2016

CORELLI: TEATRO, PUPI E MARIONETTE, ARTE IN MOSTRA A TORRE ANNUNZIATA!



La notizia che correva in  questi giorni,  è ufficiale.

"Dal 2 luglio 2016, la nuova sede museale permanente di Torre Annunziata ospiterà i pupi della famiglia Corelli.

La mostra ospiterà 50 esemplari alti un metro ed esposti in uno scenario teatrale appositamente allestito."

Ci sono famiglie, nella nostra città, che hanno lasciato un marchio indelebile in tutte le arti e mestieri in cui si sono cimentate.

Infatti, basta sentire il nome che, inevitabilmente, si accostano e si intrecciano personaggi e lavori che hanno nobilitato e reso celebre Torre Annunziata nel mondo.

Come ricordare De Laurentiis e non parlare di cinema, Voiello e non accennare dei nostri pastifici, Giraud e non ricordare l'epopea del Grande Savoia.

Dire Corelli a Torre Annunziata vuol dire "Teatro, pupi e marionette".



Oggi tracciamo un piccolo ricordo di questa illustre famiglia che tanto ha fatto nel secolo scorso per allietare e divertire i nostri nonni e i nostri padri, non solo a Torre ma anche con spettacoli itineranti che sono stati accolti e applauditi in tutta l'Italia Meridionale.

Ricordo da piccolo, negli anni settanta, ancora gente che esclamava in strada, dopo aver visto uno spettacolo dei pupi in Via Zuppetta, frasi del tipo "Carlo Magno tiene o' baffo malandrino", oppure sbeffeggiare un altro protagonista con tale affermazione " Gano e Maganza, quanno sì brutto..." , ed esaltare le bellissime armature di Orlando, Rinaldi, Carlo Magno ecc.. 

Questo rappresentavano i pupi a Torre Annunziata, gioia, divertimento e spensieratezza per i giovani e meno giovani, in cerca di sollievo e svago nei duri anni che portarono al tracollo dell'economia e della stabilità nelle famiglie torresi.



Il primo articolo, tratto dalla " Voce della Provincia" , a firma dello storico Vincenzo Mistretta, riporta il ricordo di Vincenzo Corelli avvenuta nel 1970.


Il secondo articolo è un sunto della storia della famiglia Corelli, ripresa dalla rete (pupicorelli.it) e riportata fedelmente nei suoi tratti piu' interessanti alla nostra ricerca, specifica del territorio oplontino.

 

4 FEBBRAIO 1970

QUEL GALANTUOMO DI DON VINCENZO CORELLI
Da “La Voce della Provincia” del 4 Febbraio 1970.


Di Vincenzo Mistretta

Don Vincenzo Corelli è morto quasi alla chetichella. Nel suo campo è  stato un grande artista. Compianto generale.
 Vincenzo Corelli

“Se n’è andato pochi giorni fa, quasi alla chetichella, con uno dei soliti manifesti, listati di nero, come se ne vedono in giro per la nostra città, specialmente in questi invernali.
“Vincenzo Corelli, decano dei burattinai torresi”.
No! Non è cosi! Non è scomparso il decano dei “pupari” torresi. E’ un appellativo un po’ troppo generico.
Se si vuol dare il significato alle parole si deve senz’altro dire che si è spento un artista dell’Opera dei burattini, il quale ha saputo imprimere alla sua attività professionale la dignità di una missione. E l’ha condotta, questa sua missione, per l’intero arco della sua vita terrena, con il decoro, la riservatezza, la passione dei veri artisti.
Si, Vincenzo Corelli è stato un artista.
Con lui è scomparso l’ultimo combattente d’una battaglia ideale che si identifica con l’infanzia, la giovinezza e la maturità di tanti torresi, di quelli piu’ genuinamente avvinti alle tradizioni popolari.
Per tale motivo la morte di don Vincenzo ha segnato anche la fine di un’epoca, di una mentalità, di un capitolo della storia cittadina.
Per sere, per mesi, per anni, per quasi tutta una vita, egli ha aperto i battenti del suo piccolo “Teatro dei pupi” con l’entusiasmo di sempre e la tenacia dei forti costantemente fiducioso di vederne occupate le panche e le sedie, talvolta sconnesse.
E con la puntualità d’un rito, ha saputo dare, con quella maestria che gli era propria, ore ed ore di svago schietto e di fanciullesco passatempo in epoca in cui la sua "Opera dei pupi” era l’unico divertimento di parecchi non abbienti di molti modesti lavoratori di ragazzi pieni di desiderio, nonché di vecchi ”patiti”. 
Non sempre , però, gli era facile svolgere il suo lavoro.
Il pubblico soleva entusiasmarsi tanto e immedesimarsi così pienamente nella vicenda cavalleresca o nell’episodio guappesco che si stava rappresentando che, sovente, il minuscolo palcoscenico, avvolto in un’atmosfera greve, opaca, fumosa quasi irreale, di tipo montmartiano, diventava innocente bersaglio di feroci invettive, di plateali grida, di lanci di varia natura ovvero di scroscianti applausi al pupo vincitore o alla marionetta vendicatrice. E’ il sudatissimo don Vincenzo costretto a sedare i frequenti tumulti o le assordanti ovazioni con la persuasione o col perentorio rimprovero.
Penso che al momento del trapasso, egli abbia ripercorso la sua lunga carriera di “puparo torrese”. E i suoi occhi quasi spenti avranno rivissuto l’epopea carolingia, la rotta di Roncisvalle, la conquista  di Gerusalemme o la triste vicenda della malavita napoletana.  
Sarà certamente ritornato, con la memoria che si spegneva lentamente, nel fragore delle spade e delle lance di lamiere, tra gli urli disumani dei Paladini vittoriosi, nelle loro splendide corazze e nei loro luccicanti cimieri o tra i flebili lamenti dei Saraceni vinti.
Per Vincenzo Corelli, che è vissuto unicamente nell’amore della sua arte, per antica tradizione di famiglia, serafico dispensatore, per piu’ lustri, del  sereno passatempo fatto di epiche battaglie a colpi di durlindana, di spade e di scimitarre, non sarebbe stato giusto accompagnarne l’annuncio di morte col semplice denominativo di “decano”, pur riconoscendo che bastava per ben qualificarlo.
Ma chi sa sublimare la sua opera, anche nella piu’ umile tra le professioni, anche nel piu’ modesto tra gli artigiani, nell’ansia di donare parte di se stesso agli altri, può ben essere considerato un artista nel suo genere.
E tale fu Vincenzo Corelli,  instancabile preparatore ed animatore di pupi. “



 
Breve storia della Famiglia Corelli.
Da “pupicorelli.it”


"Il capostipite di questa famiglia fu Nicola Corelli diretto discendente di Giuseppina d’Errico, pupante attiva a Napoli dal 1826, meglio conosciuta come “Donna Peppa” e di Salvatore Petito, uno dei più famosi e popolari Pulcinella napoletani.
La figlia di Petito, Adelaide, sposò l’ufficiale borbonico Fausto Corelli, che per amore della donna rinunciò alla carriera militare per dedicarsi al teatro. Dalla loro unione nacque Nicola che apprese dai nonni il mestiere di pupante anche se il suo esordio in campo artistico lo farà come impresario teatrale.
Verso il 1880 Nicola Corelli, e la sua famiglia si trasferì a Torre Annunziata fondando due teatri: uno di prosa, il “teatro Corelli”, oggi conosciuto come “Politeama”, l’altro di pupi e marionette in via Fortuna, che dopo qualche anno fu trasferito al Corso Umberto I°, dove si esponevano i cartelloni, disegnati a mano, a colori vivaci, che pubblicizzavano lo spettacolo della sera.
Alla morte di Nicola avvenuta nel 1926 il patrimonio, molto ingente e consistente in marionette, pupi, copioni, scene, costumi teatrali, e due teatri di Torre Annunziata viene diviso equamente tra tutti i figli maschi, due dei quali, Amedeo e Vincenzo, che avevano imparato l’arte del pupante dal padre, continuarono questa attività.
Nel 1956  la compagnia Corelli diviene nuovamente itinerante ritorna e solo nel 1961 ritorna a Torre Annunziata, in via Castello.
Alla morte di Vincenzo avvenuta nel 1970, e dopo un breve periodo di silenzio durato circa un anno, l’“opera dei pupi” si stabilisce nel Novembre del 1971 a Torre Annunziata, in via Luigi Zuppetta 36, grazie all’intervento di Lucio e Nicola, attivi fino al 1975.
Dopo 4 anni di assenza dal teatro, nel 1979, Lucio Corelli da vita ad un unico spettacolo di pupi nel teatro Metropolitan di Torre Annunziata, molto atteso dai cittadini torresi, tanto da avere una presenza di pubblico di circa mille persone.
In quella occasione lavorarono assieme e per l’ultima volta, i fratelli Lucio, Nicola e Vincenzo.
Dopo un’assenza durata 18 anni, con un primo spettacolo nel novembre 2009 ed un secondo nel febbraio 2010, grazie al comune di Torre Annunziata e all’Istituto tecnico Ernesto Cesaro, Lucio Corelli ha avuto la possibilità di far riscoprire quest’arte ai giovani, con una serie di spettacoli messi in scena proprio con i giovani, che con il loro interessamento e la guida del maestro Corelli, hanno ridato voce e vita a quei personaggi cavallereschi d’altri tempi.



I fratelli Corelli, (a partire da destra) Lucio, Nicola, Tina, Vincenzo –  “pupicorelli.it”


domenica 5 giugno 2016

IL SIGNORE DEL CALCIO, OSCAR CIRILLO... RICORDO DEL CAPITANO!




Era il 1971 quando ci lasciava un uomo che aveva dato tanto alla causa  torrese, dedicando la sua carriera  alla gloriosa maglia biancoscudata del Savoia tra gli anni 1924 e 1933, iniziando la carriera con le grandi emozioni dell'anno della doppia finale contro il Genoa nel 1924.

Dotato di una tecnica eccellente, seppe imporsi nello spogliatoio savoiardo come uno tra i piu' autorevoli, fino a raggiungere l'onore della fascia di Capitano, nonostante le presenze illustri, tra cui Giraud I e Orsini, nella squadra che resistette alla grande crisi del 1925-1926.

L'esordio in prima squadra, per lui torrese DOC, avvenne il 2 Marzo Gennaio 1924 a Torre Annunziata , nell'incontro tra Savoia e Stabia , terminato 2-0, con reti di Ghisi e Bobbio.

Ottimo centromediano, riportiamo questo scritto, "scolpito" nel libro 
" Savoia , storia e leggenda", tratto da giornale d'epoca, in cui viene tracciato il profilo dell'atleta torrese: 

" Oscar Cirillo
altro torrese di quattro quarti: dura mezz'ora, quanto gli consentono le ammiratrici ostinate sino alla domenica mattina. Ma è una mezz'ora di preziosismi, di un saggio di classe che varca i confini della regione. Impugna la bacchetta ed orchestra un crescendo che travolge ed esalta".

"LA VOCE DELLA PROVINCIA" 2 aprile 1971



Complessivamente disputa con la maglia bianca 79 partite , realizzando anche una rete, " evento" che si realizza  a Torre Annunziata il 20 Marzo del 1927, nell'incontro tra Savoia e Cavese terminato 5-0; dopo tre reti di Maresca , una di Orsini, il suo sigillo arriva al novantesimo, tutti goal "made in Torre Annunziata"!
Spesso convocato nella rappresentativa regionale, alterna brillanti esibizioni ad altre meno appariscenti, complice la non brillantissima tenuta atletica.
Il suo ultimo incontro lo disputa a Palmi Calabro , il 4 Marzo 1934, Palmese Savoia termina 2-0 per i padroni di casa.
Ritornerà a difendere la maglia bianca, nella stagione 1936/7, uno degli anni piu' neri della storia calcistica torrese, nelle vesti di allenatore non piu' del Savoia, scomparso per fallimento, ma della neonata A.C.Torre Annunziata.  

A pochi giorni dalla sua scomparsa, "La voce della Provincia", tramite Vincenzo Mistretta , pubblica il 19 Marzo del 1971, questo bellissimo articolo, che vi ho trascritto per comodità di lettura.
Addirittura da storia, l'immagine del giocatore, che , come recita la didascalia, è ripresa dall'archivio storico della Pro Loco, all'epoca diretta da Franco Pierro.

"LA VOCE DELLA PROVINCIA" 19 marzo 1971

ADDIO , BEL CAPITAN.

di Vincenzo Mistretta

"Lo vedevamo negli ultimi tempi alquanto rotondetto, ma sempre di bella apparenza, disinvolto, ancora agile nonostante gli anni, un portamento che lasciava capire la sua lunga attività di atleta, di calciatore di classe.

E di qualità ne aveva Oscar Cirillo, il fine palleggiatore del glorioso Savoia dei tempi passati.

Capitano per molti anni degli undici bianco-scudati torresi, seppe tenere alto il prestigio e la tecnica e l’agonismo dei suoi predecessori, che avevano dominato la scena del calcio sui campi dell’Italia centro meridionale.

Sul rettangolo di gioco, la sua figura si staccava, quasi eburnea torre, per la sua inconfondibile, leggera falcata e per quel suo particolare gioco, insieme tecnico e costruttivo. Non un passo in piu’ ne uno in meno; l’agile passare la palla ad un proprio compagno di squadra, dosato con competente visione del gioco globale, in propulsione offensiva; i suoi lanci calibrati con millimetrica precisione; la sua decisa volontà, furono le preminenti doti che ne fecero uno dei migliori centro-sostegni, come allora si chiamavano, delle squadre dell’epoca.

Accorto ed intelligente, sapeva prevenire i movimenti degli avversari, e lo faceva con tale squisita eleganza da meritarsi l’appellativo di “signore del calcio”, signorilità che gli dava ampia e continua attestazione di stima anche fuori dal quadrato di gioco, suscitando larga simpatia in quanti avevano con lui rapporti professionali e sociali.

Esperto e responsabile funzionario dell’Enel, portò nella sua attività quella preziosa carica umana che sempre lo aveva contraddistinto e che meritatamente qualificava la sua personalità.

Ora che se n’è andato  là, dove altri suoi amici del “suo” vecchio Savoia l’hanno preceduto, un’altra bandiera gloriosa è stata ammainata nel ricordo delle fulgenti figure del calcio nostrano.

Le giovani schiere degli sportivi torresi non hanno conosciuto Oscar Cirillo, il capitano del Savoia del passato, e forse non sono in grado di apprezzare i suoi meriti sportivi, meriti che si racchiudono in un sintetico giudizio : giocatore altamente qualificato, atleta estremamente scrupoloso, uomo eccezionalmente signorile.

Su un’altra pagina del leggendario cammino del Savoia è calato il velario."

Il Racconto è stato reso possibile grazie a :

1- Statistiche e notizie tratte da "Savoia, storia e leggenda" di Peppe  Lucibelli, Calvino e Schettino.

2-Foto e articolo tratti da "La voce della Provincia"