martedì 30 giugno 2015

TORRE ANNUNZIATA IN LUTTO PER IL SUO FIGLIO ADOTTIVO. LA TRAGICA MORTE DI AURELIO SUL CERVINO.


  
Nel corso di questi anni abbiamo ricercato  e raccontato diverse storie i cui  luoghi erano abbastanza delineati all'interno della nostra Torre Annunziata.
La Fabbrica delle Armi, la spiaggia con le Terme Nunziante, il Palazzo Comunale, lo Stadio Giraud, il Cimitero, ecc...
Stavolta vogliamo inserire in questo libro dei ricordi, un luogo nuovo di cui mai ci saremmo aspettati di ritrovare protagonista e vittima un giovane ragazzo torrese, di appena ventisei anni, la cui unica " colpa " fu quella di voler   arrivare sempre più in alto, sulla cima, in vetta.
AURELIO SPERA (foto tratta da Lo scarpone, numero 18 anno 1956)

Vogliamo oggi parlare di Aurelio Spera.

Aurelio Spera era nato il 9 novembre del 1931 a Carnizza Goriziana, per trasferirsi da piccolo assieme alla sua famiglia a Torre Annunziata.
Non era un amante del mare, la sua passione infinita era la montagna, come quasi tutta la gente della sua terra natia. 
La montagna vera, quella da scalare, con le arrampicate che lo portavano fino alla vetta, in alto, sempre con il rispetto e l'amore per tutto quello che circondava il contesto cui andava incontro.
Da giovanissimo, era già diventato uno dei migliori uomini del CAI  (Centro Alpino Italiano) di Napoli. 
La conoscenza e l'amicizia con Pasquale Monaco era datata da diversi anni, la trafila nel Centro napoletano l'avevano seguita assieme di pari passo.
L'obiettivo di migliorarsi era seguito da entrambi sempre con la massima prudenza e il rispetto verso la natura che è di fondamentale importanza per la riuscita di queste imprese.
Il Cervino era il gigante che volevano domare, la loro  ossessione.
Agosto 1956. 
Partiti da Napoli, avevano preso la moto ed erano arrivati a Cervinia, distante mille chilometri dalla loro terra, per esaudire quel sogno di salire lassù, nel punto più alto, accarezzando la cima, per dimostrare alla natura quando fosse forte e indissolubile il loro amore per essa.
Durante l'arrampicata, partita con qualche ora di ritardo rispetto alle altre comitive, ecco l'imprevisto.  
La tempesta che colse lui e il suo amico di avventura e coetaneo, Pasquale Monaco di San Giorgio a Cremano, fu talmente violenta che non lasciò possibilità di salvezza ai due giovani scalatori, arrivati a pochi centinaia di metri dalla vetta.


Pasquale Monaco (foto tratta da L'Appennino Meridionale, anno 3 - fascicolo 2)

Non ce la fecero, non potevano resistere a lungo.
Una autentica tempesta di pioggia, grandine e neve, non concesse loro nessuna possibilità di salvezza, la furia del tempo si scatenò in un punto in cui non era più possibile fare ritorno indietro.
Alcuni scalatori monzesi che seguivano i nostri, rimasero in contatto fino all'ultimo, prima di riuscire a  dare l'allarme, il giorno dopo.
Troppo tardi.
Il tragico volo nel fondo dei ghiacciai fu inevitabile.  
Due giorni dopo, venne recuperato solo il corpo, straziato, di Pasquale.

Il corpo recuperato di Pasquale Monaco        (foto La Stampa 14 Agosto 1956), al centro della foto la linea della caduta dei due ragazzi.

Aurelio rimase li, in fondo ai ghiacciai, dopo aver fatto un volo di oltre novecento metri.
Forse, in fondo, se era destino che morisse sicuramente quella era il modo in cui avrebbe preferito farlo...   
Da quello che ricordiamo, sembra che il suo corpo non venne mai più ritrovato.
Il fondo del ghiacciaio divenne la sua bara, sicuramente la sua anima rimase li ad aiutare e proteggere i valorosi che provano ancora oggi emozioni indescrivibile nell'atto delle loro gesta.

Alla fine di queste piccolo racconto dedicato alla memoria di Aurelio e Giuseppe, si ritorna  come per inerzia all'inizio di  questa storia , in cui parlavamo dei luoghi simboli di Torre che fanno da cornice ai nostri ricordi.
Tra questi, il Cimitero, il simbolo dei ricordi.
Proprio qui, nell'area centrale, abbiamo ritrovato, vicino alla Cappella della famiglia Spera, questa lapide.
La inseriamo cosi, senza nessun commento ulteriore, a testimonianza della semplicità d'animo del " nostro " Aurelio... 

FOTO CONCESSA GENTILMENTE DA MARIA GUARRO
 
Di numerose testimonianze scritte sull'accaduto, sono state inserite solo alcuni ritagli in questo ricordo.

Da brividi, da leggere assolutamente, in fondo pagina, il testamento spirituale di Aurelio, lucido e dettagliato, come un presentimento...

Nel mese di agosto, durante la mia rituale visita al Cimitero, non mancherò  di apporre su quella lapide un mazzetto di  fiori selvatici, come espressamente richiesto da Aurelio...                                                 
                      Aurelio e Pasquale... 
                               R.I.P.  


La Stampa 13 agosto 1956

 



La Stampa 13 Agosto 1956

Cliccando su questo link, la storia raccontata nei dettagli da chi era vicino ad Aurelio e Pasquale in quella tragica notte, nella comitiva monzese.

                      https://goo.gl/7ihCJZ



 
Lo scarpone, numero 18 anno 1956





















domenica 21 giugno 2015

SOPHIA LOREN SVIENE SUL SET. ARRESTATO UN UOMO DI TORRE ANNUNZIATA...ECCO LA SUA STORIA!

Probabilmente pochi di voi hanno sentito parlare di questo episodio, accaduto durante le riprese di uno dei più bei film italiani di tutti i tempi, pluripremiato e candidato all'Oscar assieme alla sua protagonista assoluta, Sophia Loren.

Locandina film


La storia di Filumena Marturano, successo teatrale assoluto di Eduardo, riproposta in versione cinematografica con la presenza, accanto alla Loren, di Marcello Mastroianni. 

Marcello Mastroianni e Sofia Loren
La regia era stata affidata al mostro sacro del Cinema italiano, a quel Vittorio De Sica che con la solita bravura e innato talento artistico seppe costruirsi una nuova pagina della sua vita professionale, dopo una favolosa carriera come attore (e che attore...).
Nativo di Sora, nel frusinate, era legato a Napoli e alla sua gente da un amore fortissimo, sicuramente volle bene a Napoli piu' di altri famosi napoletani veraci...
 
Vittorio De Sica



Dunque, ritorniamo al fatto.
Aprile del 1964. 
Siamo a Napoli, nella via San Carlo e sono le due di notte.
La scena prevede che Marcello e Sophia, alias Domenico e Filumena,  si rechino in Chiesa del Gesu' accompagnati dai tre figli.
Tutto è pronto, si aspetta l'ok del Maestro De Sica ma... cosa succede???
 
DA YOUTUBE, LA CHIESA DEL GESU',  OGGI E  NELLA SCENA DEL FILM ALLORA

Nella realtà, all'improvviso, arriva un auto, una "Giulia T1" guidata da Giuseppe Gentile, 35enne di Torre Annunziata, al cui interno ci sono la giovanissima Cosima Furgiero 15enne aspirante attrice e la madre Antonietta.
Fermati da un vigile, il Gentile, con modi ben pochi... gentili, riparti' con l'auto a folle velocità diretto verso la troupe, trascinando il povero vigile Avallone, appeso allo sportello, continuando a riempirlo di schiaffi e pugni. 
Alla vista di questa drammatica scena non resistette la povera donna Sophia, che si accasciò al suolo a causa di un mancamento, provocando il panico generale tra i presenti, già rimasti esterrefatti dell'accaduto.
Dopo pochi metri il Gentile venne  fermato e bloccato  da altri vigili  che stazionavano in zona, accorsi sul luogo.
Addirittura, alcuni operatori della troupe  ripresero la scena che, secondo il cronista de "La Stampa" da cui abbiamo estratto questo curioso articolo, forse sarebbe stata inserita in una parte del film!
Non sappiamo se ciò avvenne oppure no. 
Forse  la scena venne utilizzata in qualche altro film, certo che l'azione rapida e terribile era stata di un effetto veritiero assoluto.
In conclusione, questa bravata portò all'arresto del Gentile trasferito direttamente a Poggioreale, allo svenimento della Loren,  che si riprese dopo pochi minuti, e forse alla fine della carriera artistica della giovane Cosima, carriera mai iniziata sulle scene ufficialmente ma vissuta da protagonista in questo singolare episodio di cronaca. 

Le notizie su Giuseppe Gentile non si fermano qui.
Dopo poco più di tre anni, nel luglio del 1967, un altro brevissimo articolo riporta un terribile incidente stradale accaduto a Castellammare, sulla Napoli-Salerno in cui persero la vita due uomini, mentre altri due rimasero feriti.
Uno dei due morti era il macellaio Giuseppe Gentile, 39enne di Torre Annunziata, perito nella sua inseparabile "Giulia T1", il protagonista del racconto di oggi.

Di seguito, gli articoli de "La Stampa"-

 
La Stampa 18-4-1964


 
 




La Stampa 1-7-1967