venerdì 27 febbraio 2015

28 FEBBRAIO- CORTEO FUNEBRE PER VIE SECONDARIE SUGGELLA IL MITO DI GINO ALFANI.


                                  28 FEBBRAIO


Ancora una volta, un anno dopo  http://goo.gl/lvtp4I ,  voglio ricordare un uomo e un personaggio fondamentale per la formazione all'impegno sindacale e alla rivendicazione dei diritti fondamentali degli operai all'inizio del Novecento.
Parlo naturalmente di Gino Alfani.
GINO ALFANI



E' perfino superfluo, ricordare ai miei tre amici che leggono, tutte le iniziative, lotte, scioperi, scontri, comizi, che hanno avuto Gino Alfani come massimo protagonista nella nostra terra.
Leggendo diversi scritti sulla sua figura, quello che continuo a chiedermi, ad oltre settant'anni dalla morte, come abbia potuto mettere a rischio, con la sua azione, la numerosa famiglia, sia dal lato economico che da quello della sicurezza vera e propria.
Sicuramente avrà avuto nella sua indole una forza non comune  che lo portava a difendere e sfidare i torti, le angherie e i soprusi a cui  venivano sottoposti i lavoratori  ad opera dei padroni e, successivamente, dai fascisti.
Proprio in quegli anni dell'avvento fascista, nel 1922 Gino Alfani divenne Sindaco di Torre Annunziata, guidando un'amministrazione rossa.
Nel ricordo del compagno Giovanni Tagliamonte , inserito nel bellissimo libro di Angelo Abenante, dal titolo "Per la libertà. Sorvegliati dall'OVRA a Torre Annunziata" (che stasera rileggo per la seconda volta), mi piace riportare questo estratto. 



" Quando c'insediammo al comune col compagno Ettore Fortuna, segretario della sezione socialista, ex capostazione, uscimmo in corteo dalla Camera del Lavoro:una massa di popolo, tutti con garofano rossi e la bandiera rossa.
Il primo a parlare nella casa comunale fu il compagno Francesco Papa e le sue prime parole, indicando i quadri del re e della regina e di Garibaldi, furono: 
" QUESTI AVANZI DEVONO ESSERE TOLTI! "
Gino Alfani parlò alla folla dal balcone municipale."

Dopo  pochi mesi, coi fascisti al Governo, l'amministrazione rossa di Torre Annunziata fu costretta a dimettersi dal Prefetto di Napoli.

L'allora Prefetto D'Adamo ebbe a sussurrare..

" Peccato, Torre Annunziata non avrà mai piu' un'amministrazione migliore."
 
Il 28 Febbraio del 1942 è il giorno della sua morte.
Faceva paura anche da morto. 
I fascisti, senza vergogna,  imposero alla famiglia di trasportare il feretro non per il corso principale ma per le vie secondarie della nostra cittadina.
Motivo in piu' per rendere la sua figura unica e immortale.
Non tocca certo a me giudicare la scelta di dissociarsi dalle responsabilità per le quali furono condannati i compagni di partito nel "Processone di Domenico Zuccari", mentre lui veniva assolto.
 Scelta che gli valse l'espulsione dal Partito Comunista.

Personalmente piace ricordare l'uomo che ha reso un servizio immane  per la lotta operaia e tramandare questa figura ad esempio delle nuove leve.
E ricordarlo, inoltre, anche per il modo onorevole con cui ha governato  Palazzo Criscuolo, assieme agli eroici compagni Consiglieri comunali, tra cui il mio cugino di 5° grado, Francesco Papa.
FRANCESCO PAPA


giovedì 19 febbraio 2015

ESCLUSO A TORRE ANNUNZIATA DIVENTA UN IDOLO IN SUD AMERICA! LA STORIA DI EMILIO E MARIA..





Le due foto, impresse nella lapide, mi colpirono subito.

CIMITERO  DI TORRE ANNUNZIATA- LUOGO DI RIPOSO DI EMILIO CAPIZZANO E MARIA RAIOLA-

Anche se non ci fosse stata la descrizione sulla lastra di marmo, si capiva che si trattava di due persone distinte, di alto livello, di assoluto prestigio.



 Il volto dell'uomo era imponente, deciso, sicuro.
EMILIO CAPIZZANO



Nello sguardo della donna  intuivo la dolcezza ma anche la sensibilità di cui aveva avuto bisogno per vivere accanto al suo uomo. Ed era bella, molto bella. 
Troppo, per Emilio Capizzano, il marito. 

MARIA RAIOLA

Volevo conoscere la storia di questa bella coppia e decisi di fare qualche ricerca.


Il suo nome era Maria Raiola, detta Mariuccia, figlia del notaio Antonio, nata e cresciuta a Torre Annunziata, in Via Belvedere , il 18 Febbraio 1877.

Lui era Emilio Capizzano, calabrese di Rende, nato il 24 Dicembre 1883. 

Emilio iniziò a studiare musica sotto la guida del padre e del maestro Guerresi, direttore della banda musicale di Rende.

Nel 1897 si iscrisse al Conservatorio di Napoli di San Pietro a Majella dove in pochi anni conseguì il diploma in alta composizione.

Proprio in quegli anni, anche Maria era iscritta allo stesso Conservatorio. Studiava canto, la sua voce era assolutamente sublime.
Ironia della sorte, in quella autentica fucina di talenti che era il Conservatorio napoletano, non si  incontrarono mai.
Passarono pochi anni, Emilio viaggiava tra l'Italia e l'Europa, il suo ruolo di professore d'orchestra era conteso da diversi teatri e compagnie. 
Era in gamba, si vedeva che aveva stoffa.

Maria, nel frattempo, era divenuta sempre piu' brava, con quella sua voce celestiale era la prima donna della compagnia con la quale girava i teatri europei in tournée.
E proprio durante la tappa al Teatro dell'Opera di Atene avvenne l'incontro che cambiò la vita ad entrambi.
Emilio, provenendo da Salonicco con la sua compagnia di professori, decise di assistere allo spettacolo.
Voleva andare a sentire quel soprano di cui si parlava per la sua bravura e bellezza.

Maria anche in quella occasione non mancò di dare il meglio di se stessa, il ruolo che impersonava, la " MIMI' " nell'opera                   " La Boheme " , non era affatto semplice ma Emilio ne restò affascinato ed incantato. 
L'incontro e le presentazioni, a fine spettacolo, sancirono l'incontro di quel loro primo giorno.
Iniziava l'amore per i due giovani artisti.
Il matrimonio, passaggio naturale e successivo, avvenne subito dopo pochi mesi, al ritorno in Italia.

Era il 1907 quando venne celebrato l'unione tra Emilio e Maria nella Chiesa della Madonna della Neve, a Torre Annunziata, con una cerimonia tenuta segreta.
Andarono ad abitare in Via Principio e proprio lì nacque la loro prima figlia, Fedora.

Da quel momento cambiarono tante cose, forse troppe.

Emilio, gelosissimo fino all'inverosimile, non consentì piu' a Maria di proseguire nella sua brillante avventura canora, strappando le numerose scritture che ella riceveva. 
Gli promise che avrebbe ancora cantato, ma solo dove ci fosse stato lui a dirigere, mai avrebbe sopportato di vederla stringere e abbracciare da un altro uomo, anche se si fosse trattato semplicemente di un'opera lirica. 
Maria ci rimase molto male per la decisione presa da Emilio, non accettò mai la scelta che le venne imposta.
Lavorarono insieme solo una volta, al Teatro Lirico Internazionale di Milano, in una  " Adriana Lecouvreur " di Francesco Cilea. 
Il trasferimento nel 1910 a Paola, in Calabria, dove Emilio ottenne l'incarico di Maestro di Musica  e le conseguenti nascite di Adriana e di Francesco sembrarono aver attutito l'amarezza subita da Maria, ma non era cosi. 

Emilio pensò al ritorno a casa del suocero, la richiesta presentata al Municipio di Torre Annunziata in occasione del concorso per il Maestro e Direttore della Banda Municipale andava in questa direzione. 
Ecco l'articolo pubblicato su "Il Moschettire Vesuviano del 13 Aprile del 1913.


IL MOSCHETTIERE VESUVIANO DEL 13-4-1913



 Non venne scelto.
La commissione torrese, composta dai maestri Nicola d'Arienzo, Oscar Palermo e Pasquale Palumbo, oltre al Sindaco comm. Rossi e all'assessore Starita,  gli preferì il Maestro Gioacchino Baldini.

IL MOSCHETTIERE VESUVIANO DEL 27-4-1913

Torre Annunziata perse, questa volta, l'occasione di annoverare come Direttore della Banda cittadina colui che sarebbe divenuto uno dei piu' ambiti professori e maestri d'orchestra dell'epoca.

Tra l'altro , un paio di anni dopo, la banda Municipale di Torre Annunziata venne sciolta dall'Amministrazione cittadina per mancanza di fondi.



MAESTRO EMILIO CAPIZZANO



Nonostante questo dispiacere, i suoi concerti continuarono  a diventare trionfi.
Nel 1920, al Teatro Dal Verme di Milano, ricevette i complimenti dallo stesso autore, Giacomo Puccini, per la magistrale direzione dell’opera “La rondine”. 
Nel 1921 era a Napoli nel Quartetto del Teatro San Carlo.
Dirige ancora alla grande nei teatri di Vienna, Budapest, Pietroburgo arrivando al Manhattan di New York.

Si arriva  al 1927, con l'offerta irrinunciabile, l'ingaggio in qualità di  Maestro stabile della Compagnia Lirica Città di Buenos Aires.



La partenza è dolorosa. I successi artistici nei paesi dell'America del Sud e del Nord, non compensano il dolore per l'abbandono della moglie e dei tre piccoli figli lasciati a Torre Annunziata.

FOTO DI MARIA RAIOLA GENTILMENTE CONCESSA DA ADRIANA CAPIZZANO



Proprio in Argentina compose la sua opera piu' preziosa, "Amalia".

LOCANDINA OPERA "AMALIA" DI EMILIO CAPIZZANO


 https://www.youtube.com/watch?v=PkHywHancoc

 

Emilio si spense il 23 Settembre del 1943, a Buenos Aires, da solo.
Passarono alcuni mesi prima che la famiglia venisse informata della sua morte da parte delle autorità argentine anche perché la figlia Fedora nascondeva le lettere che giungevano da Buenos Aires. 
Maria le trovò per caso quasi un anno dopo, nel 1945.
Le ceneri del Maestro furono messe nell'urna e poste nel Pantheon di Buenos Aires, collocato con  illustri personaggi.

Maria lasciò la vita terrena  il 23 Agosto del 1964, con tanta sofferenza e tanti rimpianti.
Negli anni seguenti Fedora, in visita per la prima volta al Pantheon di Buenos Aires, prese l'urna con le ceneri del padre e le riportò nella nostra città.

Da allora si unirono per sempre, nella stessa tomba, i resti di Emilio e Maria.

LUOGO DI RIPOSO AL CIMITERO DI TORRE ANNUNZIATA- 

FOTO DI ANTONIO PAPA





                          Per chi volesse approfondire

venerdì 6 febbraio 2015

ECCO PERCHE' L'EROE DELL'AMBA ALAGI ERA STATO A TORRE ANNUNZIATA!

 

   "TOSELLI"

 Ecco l'articolo pubblicato in prima pagina da "E' permesso" , giornale cittadino, del 1 Marzo del 1936.



Incuriosito, mi sono letto l'articolo, ed allora ho collegato il 
tutto!



Pietro Toselli è stato un ufficiale maggiore del Regio Esercito che ha sacrificato la sua vita nella sanguinosa e tragica battaglia  sull'altopiano dell'Amba Alagi, il 7 Dicembre del 1895, durante il conflitto italo etiopico, combattendo contro le forze armate del Negus Menelik II, preludio alla disfatta totale.



La morte eroica del Maggiore Toselli, che oppose una strenua resistenza, con i suoi 2000 soldati, al nutritissimo  esercito abissino, composto da 25 mila uomini bene armati, rimase scolpita nella memoria degli italiani a lungo.
Invano il gruppo degli uomini di Toselli attesero l'arrivo dei soccorsi da parte delle truppe italiane poco distanti, il loro destino era segnato, scelsero di morire da eroi, Toselli in testa!
 
Nell'arco di un paio di anni numerosi comuni e città dedicarono al Maggiore Pietro Toselli numerose strade e piazze in tutta Italia, addirittura cori e canzoni.

 https://www.youtube.com/watch?v=xLd7oWtPLeshttps://www.youtube.com/watch?v=xLd7oWtPLes

Torre Annunziata partecipò anch'essa con questo simbolico gesto con una delibera amministrativa ma, a differenza di altri comuni, poteva vantarsi di avere avuto Pietro Toselli come Capitano nella Real Fabbrica delle Armi, ricordato ed ammirato da tanta gente.

Nell'articolo si parla anche di una targa esposta nella strada che venne a lui intitolata. 
Il luogo prescelto, che avrò percorso nella mia gioventù' migliaia di volte, era la stradina di fronte alla Fabbrica delle Armi, la targa che presumibilmente doveva essere apposta nella zona che ho evidenziato in rosso con la freccia, è svanita nel tempo...