giovedì 24 aprile 2014

26 APRILE 1887, UN FIGLIO DI TORRE PRONTO PER IL SACRIFICIO IN NOME DELL'ITALIA!!

                                                  26 APRILE 1887

QUESTO POST VOGLIO DEDICARLO ALLA MEMORIA DI UNA PERSONA CHE NON HO MAI CONOSCIUTO MA DI CUI SONO ORGOGLIOSO CHE ABBIA FATTO PARTE DELLA MIA FAMIGLIA.
PARLO DEL MIO PRO-PROZIO , FRATELLO DEL MIO BISNONNO, SI CHIAMAVA GAETANO PAPA.

FIGLIO DI ANTONIO PAPA, SEMOLARO,   E VINCENZA NOCERINO, DONNA DI CASA NACQUE A TORRE ANNUNZIATA IN VIA DEL POPOLO , NUMERO 1, IL 26 APRILE 1887.
DOPO LA GIOVINEZZA VISSUTA A TORRE, IL SUO PRIMO LAVORO ERA STATO COME MUGNAIO NEL PASTIFICIO DOVE LAVORAVA IL PADRE.
A VENT'ANNI, NEL 1907,  CONOBBE UNA RAGAZZA, ELISABETTA, FIGLIA DEL  NEGOZIANTE  ROCCO GRIMALDI, GIUNTI IN QUEL PERIODO A TORRE PER CONCLUDERE L'ACQUISTO DI UNA PARTITA DI ALIMENTI DA RIVENDERE NEL LORO NEGOZIO AD ACERRA.
NELL'ARCO DI DUE ANNI CIRCA, GAETANO ED ELISABETTA CONVOLARONO A NOZZE PER LA FELICITA' LORO E DEI LORO GENITORI.

PASSARONO CIRCA OTTO ANNI, NON SAPPIAMO SE SIANO NATI BAMBINI DA QUESTA FELICE UNIONE, DOBBIAMO ANCORA APPROFONDIRE QUESTA PARTE DI RICERCA, NEL 1915 INIZIO' IL GRANDE CONFLITTO MONDIALE A CUI L'ITALIA , E ANCHE TORRE ANNUNZIATA, CONTRIBUI' CON IL SUO TRIBUTO DI SANGUE E VITE UMANE.
GAETANO ERA ARRUOLATO COME SOLDATO NEL 225° REGGIMENTO FANTERIA "AREZZO", IMPEGNATI NELLA ZONA CARSICA, LA ZONA PIU' CALDA DEL CONFLITTO.

LA MORTE LO RAGGIUNSE IL 23 MAGGIO 1917, IL CAMPO DI BATTAGLIA ERA MONFALCONE, COME HO POTUTO APPURARE TRAMITE RICERCHE SUL MOVIMENTO DEL REGGIMENTO IN QUEI GIORNI.
POCHE PAROLE UFFICIALI SPIEGARONO IL MOTIVO DELLA SUA CADUTA IN GUERRA , "  MORTO IL 23 MAGGIO 1917 SUL CAMPO PER FERITE RIPORTATE IN COMBATTIMENTO".

IL MONUMENTO AI CADUTI IN PIAZZA ERNESTO CESARO VOLLE RENDERE  ONORE A TUTTI QUEI MARTIRI CHE, LONTANI DALLA LORO TERRA, SACRIFICARONO LA VITA IN NOME DI UN IDEALE.
TRA L'ALTRO E' ANCHE L'UNICO E ULTIMO SIMBOLO CHE CI RIMANE A RICORDO DEI NOSTRI UOMINI MORTI IN QUELLE TRAGICHE CIRCOSTANZE.

GAETANO PAPA ERA UNO DI  QUEI CIRCA CINQUECENTO FIGLI DI TORRE A CUI LA CITTA' VOLLE DEDICARE UN SIMBOLO PER IL LORO SACRIFICIO UMANO.

                                                     R.I.P. Gaetano Papa, 
                                  ORGOGLIOSO DI TE!
    

lunedì 21 aprile 2014

23 APRILE 1785, GLI ORDINI DEL RE CONTRO I SENSALI IMPRESSI NEL MARMO!!!

                            23 APRILE 1785

IN REALTA' UN PRIMO BANDO ERA STATO EMANATO NEL 1781 MA EVIDENTEMENTE NON BASTAVA PER IMPEDIRE A NUMEROSI PERSONAGGI   DI PERSEGUIRE NELLA LORO OPERA DI   SENSALIA, TALE  DA INDURRE RE FERDINANDO IV , TRAMITE IL GIUDICE NATALE MARIA CIMAGLIA, ALL'EMANAZIONE DI UN ALTRO EDITTO INCISO NEL MARMO CHE VENNE POSIZIONATO ALL'ENTRATA PRINCIPALE DEL FAMOSO VICO DI SAN GENNARO.

VENNERO ACCORDATE DURE PUNIZIONI, DAL CARCERE A SALATISSIME MULTE, PER CHI SI FOSSE MACCHIATO DI TALE REATO.

RICORDIAMO CHE, COME VERIFICATO DA VINCENZO MARASCO DAL SUO OTTIMO LAVORO REALIZZATO QUALCHE TEMPO FA' E CHE VI PROPONIAMO IN VISIONE CLICCANDO SUL LINK SOTTO  IN BLU, UN TERZO EDITTO VENNE RIMOSSO ALL'ALTEZZA DELLA FARMACIA PER LAVORI, POSTA A POCHI METRI DI DISTANZA DAGLI ALTRI DUE EDITTI, E MAI PIU' RITROVATO.

NELLA FOTO, TRATTA DA GOOGLE  EARTH DEL 2012, LE CONDIZIONI IN CUI VIENE "PROTETTO" QUESTO PATRIMONIO.... :(





http://www.vesuvioweb.com/it/2012/01/vincenzo-marasco-leditto-borbonico-di-torre-annunziata/

venerdì 11 aprile 2014

12 APRILE, E' IL GIORNO DELL'UOMO DELLE TERME, VITO NUNZIANTE!!!

                                                        12 APRILE 1775

VITO NUNZIANTE E' STATO UN PERSONAGGIO MOLTO IMPORTANTE PER TORRE ANNUNZIATA, 
GENERALE DEL RESGNO, UOMO POLITICO, IMPRENDITORE, LE TERME VESUVIANE DA LUI PORTATE ALLA LUCE SONO IL RISULTATO FINALE DEL SENSO DELL'INGEGNO E DELLE CAPACITA' CHE QUEST'UOMO SEPPE  METTERE A DISPOSIZIONE NELLE VARIE LOCALITA'  IN CUI PRESTO' LA SUA OPERA.
RICORDIAMO CHE IL 12 APRILE 1775 E' IL GIORNO DELLA SUA NASCITA IN QUEL DI CAMPAGNA D'EBOLI  MENTRE LA SUA MORTE RISALE AL 22 SETTEMBRE 1836, CAUSATA DAL TERRIBILE MORBO NERO DI CUI RESTO' INFETTATO A NAPOLI QUATTRO ANNI PRIMA.
TRASFERITO A TORRE SECONDO LE SUE VOLONTA', VOLLE CURARSI CON LE ACQUE DELLE TERME DA LUI SCOPERTE  RESTANDO IN VITA ANCORA QUATTRO ANNI.
VI PROPONGO QUESTA LETTURA DELLA SUA PERSONA DA UN LAVORO DI GIUSEPPE CIVILE TRATTO DALLA TRECCANI.

NUNZIANTE, Vito

Dizionario Biografico degli Italiani - Volume 78 (2013)
di Giuseppe Civile
NUNZIANTE, Vito. – Nacque il 12 aprile 1775 a Campagna d’Eboli, ora in provincia di Salerno, da Pasquale e da Teresa Notari.
Quarto fra gli undici figli di una famiglia di media borghesia provinciale – esponenti qualificati nella società locale, cui non mancavano proprietà terriere – secondo uno schema abbastanza diffuso gli era stata destinata una carriera ecclesiastica. Cominciò dunque gli studi necessari, avendo come insegnante il prozio paterno canonico Antonino Nunziante, prebendario della cattedrale.
Nel 1794 fu sorteggiato per la leva e questo fatto occasionale cambiò in maniera radicale e definitiva la sua vita, legandola al mestiere delle armi. Inizialmente fu assegnato come furiere al reggimento di fanteria Lucania e nel 1797 venne promosso ufficiale come alfiere. In quell’anno aveva sposato l’appena sedicenne Faustina Onesti, appartenente a una famiglia di Campagna che pure vantava più di un esponente nel clero locale. Tramontata definitivamente la prospettiva di una carriera ecclesiastica, un matrimonio del genere suggeriva quella di un rientro al paese d’origine e di un futuro nella società locale non dissimile da quello dei genitori. Un’ipotesi che sembrò rafforzarsi nel 1799 quando, dopo lo sfaldarsi dell’esercito e l’esilio del re in Sicilia, dovette ritornare a Campagna.
Ma le sue intenzioni erano evidentemente diverse. Venuto a conoscenza dei tentativi del cardinale Fabrizio Ruffo di riorganizzare sbandati e volontari in un esercito controrivoluzionario, si impegnò immediatamente su questo fronte, riuscendo a raccogliere circa mille combattenti. Nacque così, con l’investitura del cardinale e per esso del re in esilio, il Reggimento Montefusco, alla cui testa Nunziante fu promosso colonnello. Questa iniziativa personale, presa in un momento di assoluta incertezza e latitanza del potere costituito, segnò accanto alla professione militare il secondo aspetto caratterizzante della sua vita: un rapporto diretto e di fedeltà assoluta con la dinastia borbonica che non sarebbe mai venuto meno.
Nel 1806, al momento del secondo e più lungo esilio siciliano, Nunziante era a capo delle truppe durante la ritirata in Calabria, e poi accanto al re in Sicilia, dove nel 1809 sposò in seconde nozze Camilla Barresi, nata a Lipari da una nobile famiglia di Messina. Dal primo matrimonio erano nati quattro figli, altri otto sarebbero venuti dal secondo.
Era governatore delle Calabrie al termine dell’età napoleonica e fu testimone diretto della cattura e dell’esecuzione di Gioacchino Murat. In quell’occasione il suo comportamento, rispettoso e pietoso nei confronti dello sconfitto, testimoniò che la sua fedeltà ai Borboni non ne faceva un servo sciocco della dinastia, né un accanito reazionario. La conferma di un atteggiamento di indipendente moderazione si sarebbe avuta nelle successive vicende del 1820-21. Benché non sia azzardato ritenerlo un convinto assertore della monarchia amministrativa, in base alla sua esperienza diretta come luogotenente generale non esitò nel consigliare al re di concedere la costituzione, che gli sembrava un autentico desiderio del popolo.
Con gli anni Venti la fase più attiva della sua carriera militare si può considerare conclusa, e con essa la parte più inattesa e avventurosa della sua fortuna. Lo sconosciuto provinciale, furiere non ancora ventenne a fine Settecento, era salito ai gradi più alti dell’esercito, aveva assunto responsabilità di indubbio valore anche politico e, soprattutto, si era meritato la fiducia e la riconoscenza della monarchia. Il titolo di marchese conferitogli nel 1816, e una pensione vitalizia di 1500 ducati, ne erano una concreta testimonianza e sancivano visibilmente la sua appartenenza alla fascia più alta della classe dirigente borbonica. Con l’ascesa al trono di Ferdinando II, della cui formazione militare era stato incaricato personalmente, la sua carriera pubblica proseguì con ulteriori successi: la luogotenenza in Sicilia, il comando assoluto dell’esercito nel Mezzogiorno continentale, l’incarico di ministro segretario di Stato ad interim per la guerra e la marina, il titolo di cavaliere commendatore dell’ordine di s. Ferdinando e del Merito.
Accanto agli impegni della vita pubblica trovò però, e ancora di più in questa fase, il tempo per coltivare altri interessi e attività che rivelano aspetti diversi della sua complessa personalità. Da questo punto di vista hanno una particolare importanza iniziative che potremmo considerare di natura a metà fra l’economico e lo sperimentale. Fra le più tradizionali si può ricordare l’assunzione di privative: dallo scavo dei pozzi artesiani alla fabbricazione e vendita dei cristalli, dai cappelli di seta del Bengala alla produzione di borace, allume e acido solforico. Ma oltre a ciò non vi fu regione del Regno in cui non si impegnasse in imprese spesso di dubbio fondamento e risultato.
In Basilicata prese in enfiteusi perpetua dal Comune di Latronico il monte Alpi per sfruttarne le cave di marmo; negli Abruzzi si impegnò nella bonifica del Pescara ed esplorò giacimenti di carbone e altri minerali, come in Calabria; in Sicilia affittò terreni del Comune di Melissa per l’estrazione dello zolfo; in Campania fece costruire a Torre Annunziata uno stabilimento termale, la Vesuviana Nunziante, e partecipò all’affitto dei mulini di Napoli.
Le due iniziative più significative, e che meglio si prestano a chiarire il carattere delle sue attività, furono il censo dell’isola di Vulcano, ottenuto fin dal 1807 dal vescovo di Lipari, e la bonifica della piana di Rosarno in Calabria.
A Vulcano, dove lo scopo principale era lo sfruttamento minerario dell’isola, la manodopera, come in molti altri casi, fu costituita da servi di pena, cioè galeotti che lavoravano in regime di semilibertà e sotto la garanzia del datore di lavoro. L’estrazione dei minerali, zolfo, borace, allume e altro, fu inizialmente assai difficile e si rivelò poi di qualità mediocre. Nonostante ciò Nunziante non abbandonò l’impresa, anzi l’ampliò ben presto secondo un modello a metà fra lo sperimentale e il paternalistico: sorsero sull’isola abitazioni per i lavoranti e una chiesa dove un sacerdote li potesse assistere spiritualmente, fu costruita una strada per agevolare il trasporto del materiale, un chimico fu ingaggiato per migliorare la qualità dei prodotti. Che le operazioni condotte a Vulcano risultassero economicamente vantaggiose è molto dubbio, certo esse testimoniano una intraprendenza non del tutto usuale negli alti ranghi del Regno borbonico.
Rilevante più dell’esperienza a Vulcano fu l’iniziativa presa nella piana di Rosarno. Il terremoto del 1783 aveva profondamente dissestato la zona, rendendola in gran parte paludosa. Ne erano seguiti un progressivo spopolamento, e condizioni sanitarie ed economiche particolarmente gravi della popolazione rimasta. Nel 1817 Nunziante, come commissario civile per la Calabria e la Basilicata, aveva ispezionato la zona e presentato un rapporto a Napoli proponendone la bonifica. In mancanza di risorse pubbliche e di un’offerta privata in cambio di un compenso in terreni, si assunse direttamente l’incarico. Il contratto con il Comune di Rosarno, stipulato nel 1818, prevedeva entro cinque anni la sistemazione idraulica e la bonifica dei suoli dall’abitato fino al mare, in cambio dei tre quarti del terreno bonificato. I lavori furono ultimati nell’estate del 1822, in anticipo sul termine contrattuale e riguardarono complessivamente 1607 tomolate di terra, pari a oltre 470 ettari. Al Comune andarono le terre più pregiate, vicine all’abitato e più facilmente coltivabili, e a Nunziante il resto, oltre 1300 tomolate che si estendevano nella piana verso il mare fino al confine del Comune di Gioia.
Subito dopo iniziarono i lavori per dissodare e mettere a coltura la nuova proprietà, di cui si sarebbe occupato fino al 1834 Guglielmo Gasparrini, un botanico di grande prestigio, già direttore dell’orto botanico di Palermo e poi professore all’Università di Napoli. Accanto alla coltivazione dei cereali trovarono posto oliveti e agrumeti, il sommacco e la robbia oltre alla gelsobachicoltura, impiantata con la consulenza di un esperto venuto apposta da Bergamo. Si ricorse a contratti di affitto soprattutto per i terreni coltivati a cereali; olivi, agrumi e bachicoltura furono invece affidati a contratti di colonia partecipativa; il lavoro salariato servì per la sistemazione dei terreni, l’impianto di nuove colture e la trasformazione dei prodotti agricoli. A tutto ciò provvide una popolazione crescente formata in parte da servi di pena, e per il resto da lavoratori delle zone vicine attirati dalla offerta di Nunziante: terra da coltivare secondo le proprie possibilità di lavoro e con due anni di locazione gratuita.
In breve tempo oltre 500 coloni si stabilirono in maniera permanente nel neonato villaggio di San Ferdinando, che era sorto anch’esso secondo un preciso disegno del marchese: una via principale delimitata ai due estremi dal palazzo padronale e dalla chiesa, e ai suoi lati le fila di casette destinate agli abitanti, cui si erano aggiunte presto delle più misere ‘pagliare’. Come già, in parte, era stato fatto a Vulcano, un sacerdote, un medico e un piccolo numero di artigiani completarono inizialmente i servizi offerti agli abitanti del villaggio.
Per capire correttamente la particolarità dell’esperimento di San Ferdinando bisogna tener presente la parte svolta in esso da Nunziante. Non solo infatti egli ne fu l’animatore e il gestore, ma anche l’assoluto proprietario delle terre, delle case e di tutti i servizi che ne facevano parte, svolgendo così un ruolo totalizzante che, se da un lato rappresentò il culmine delle sue attività innovative sul piano economico e sociale, dall’altro gli conferì nei confronti del territorio e della comunità nascente un potere che, più di una volta e seppure impropriamente, sarebbe stato definito feudale.
San Ferdinando risultò di primaria importanza nella vita del marchese e della famiglia per diversi motivi: rappresentò un ulteriore e stabile motivo di legame con la Calabria; rafforzò quello che per un compiuto profilo di grande notabile era forse l’anello più debole, e cioè il possesso di una estesa proprietà fondiaria; fu il punto d’avvio non solo della più significativa delle tante iniziative di Nunziante, ma anche della più duratura. Da San Ferdinando sarebbe partita la ricostruzione delle fortune della famiglia dopo la crisi dell’Unità e nel 1911 il predicato si sarebbe aggiunto ufficialmente al titolo di marchesi.
Anche in Calabria le costanti nelle iniziative di Nunziante non cambiarono. La persistente tutela della monarchia, il ricorso ai servi di pena, il rapporto con gli enti locali, i modesti risultati economici e, in alcuni casi, l’evidente assenza di una ragionevole valutazione del rapporto costi-benefici, ne mettono in evidenza il carattere insieme protetto e sperimentale. Nunziante fu a lungo presente sul campo, partecipò personalmente alla progettazione e alla realizzazione dei lavori, vi coinvolse esperti di fama, come Gasparrini o il geologo Leopoldo Pilla, spinto anche da una evidente curiosità culturale.
Va ricordato, a tale proposito, che già nel 1819 era socio dell’Accademia florimontana degli Invogliati, colonia dell’Arcadia di Roma, con il nome di Palmerino Emerissio, e negli stessi anni, quelli della bonifica, socio onorario della Società economica di Calabria Ultra Prima. La maggior parte dei suoi interessi culturali andava agli studi scientifici, per i quali fu anche in corrispondenza con Jean-Baptiste Biot, famoso fisico e astronomo francese. Negli anni Trenta, sul finire della carriera, entrò nell’Accademia reale di belle arti, nell’Accademia palermitana di scienze e lettere, nel Real istituto di incoraggiamento, nella Société polytechnique e nell’Institut historique di Parigi.
Accanto agli impegni pubblici, culturali ed economici, non mancò quello di consolidare la posizione della famiglia in modo da trasformare la sua straordinaria fortuna personale in qualcosa di duraturo. Una scelta significativa a questo proposito fu quella della carriera militare, simbolo del rapporto privilegiato con la monarchia, per tutti i figli maschi. Nel 1834 il matrimonio del primogenito Ferdinando con Maria Giuseppa Gaetani dell’Aquila d’Aragona dei duchi di Laurenzana testimoniò poi l’intenzione di radicare la famiglia nell’élite aristocratica del Regno.
Nunziante, cui sarebbe stato riconosciuto dai discendenti un ruolo di capostipite dinastico, morì a Torre Annunziata due anni dopo, il 22 settembre 1836.
Fonti e Bibl.: Arch. di Stato di Napoli, sez. Arch. privati, Arch. Nunziante; G. Gasparrini, Discorso intorno l’origine del villaggio di San Ferdinando e sopra le principali cose che quivi si coltivano, s.d. s.l.; R. Liberatore, Elogio funebre del marchese V. N., Napoli 1836; F. Palermo, Vita e fatti di V. N., Firenze 1839; F. Nunziante, La bonifica di Rosarno e il villaggio di San Ferdinando. Saggio di storia agraria, Firenze 1929; N. Cortese, Il generale V. N. e la rivoluzione napoletana del 1820, Benevento 1930; F. Nunziante, Il generale V. N. (1775-1836), a cura di U. Caldora, Napoli 1964; G. Civile - G. Montroni, L’archivio privato del N. di San Ferdinando e la storia dell’economia del Mezzogiorno in età contemporanea, in Società e storia, II (1979), pp. 601-604; J. Davis, Società e imprenditori nel regno borbonico 1815/1860, Bari 1979, III, pp. 219-323; B. Polimeni, San Ferdinando e i N.: cronistoria, Soveria Mannelli 1988; G. Civile - G. Montroni, Tra il nobile e il borghese. Storia e memoria di una famiglia di notabili meridionali, Napoli 1996; G. Montroni, Gli uomini del re. La nobiltà napoletana nell’800, Catanzaro 1996, capp. I-III, pp. 3-93.

giovedì 10 aprile 2014

12 APRILE 1904, LA GRANDE LOTTA OPERAIA A TORRE ANNUNZIATA!!!

12 APRILE 1904- ANNIVERSARIO DELLO SCIOPERO GENERALE A TORRE ANNUNZIATA.

"LE ORIGINI DELLO SCIOPERO-
LA RAGIONE IMMEDIATA DELLO SCIOPERO E' STATA L'AZIONE DELLA SOCIETA' PER I MAGAZZINI GENERALI, LA QUALE E' ANDATA ASSORBENDO QUASI TUTTO IL LAVORO DEL PORTO, INGAGGIANDO DEI LAVORATORI ESTRANEI AL PORTO E PROCURANDO COSI DANNI GRAVISSIMI AGLI OPERAI ADDETTI AL LAVORO I QUALI SI VEDONO AFFATTI PRIVATI DEI LORO MEZZI DI ESISTENZA." 
La Propaganda- aprile 1904-

Oltre quattromila persone delle diverse leghe di lavoratori si unirono ai portuali nella prima grande lotta del secolo , uno dei primissimi scioperi generali in Italia.
Questo sciopero segui' quello del novembre del 1903, quando ancora i portuali protestarono per i loro diritti e per salvaguardare il posto di lavoro.
Come riportato da "Il Mattino" di Scarfoglio, in quella occasione la rivolta venne soppressa in pochi giorni , uno dei capi scioperanti, Andrea Merluzzo detto "o Purtuallar" , mio bisnonno materno, venne arrestato è condannato a trentotto giorni di prigione mentre venti altri scioperanti vennero condannati a cinque giorni.




Credo e spero che abbia fatto in tempo ad uscire per partecipare al nuovo sciopero di aprile.
Lo sciopero di aprile, a cui intervennero i maggiori protagonisti politici dell'area socialista, si concluse dopo due mesi con il rientro di tutti i licenziamenti previsti.

*La notizia riguardante il mio bisnonno era riportata sul libro di Gennaro Colaps, Il Movimento Operaio E Socialista A Torre Annunziata, ed. D'Amelio.*

Di seguito il primo articolo dalla pagina de "La Propaganda" giornale di area socialista , ricco di informazioni sulla lotta degli operai torresi.



lunedì 7 aprile 2014

8 APRILE- ANNIVERSARIO MIRACOLO MADONNA DELLA NEVE NELL'ERUZIONE DEL VESUVIO!!!





La disastosa eruzione del Vesuvio iniziata il 4 e terminata il 21  aprile del 1906 in alcuni pregevoli lavori scelti in rete che testimoniano la terribile catastrofe  e i mille disagi cui i sopravvissuti furono costretti ad affrontare.
Non fu' l'ultima eruzione, l'altra terribile avvenne nel marzo del 1944.
Speriamo che rimangano solo questi ricordi per non dover affrontare piu' simili avvenimenti cui onestamente non credo saremmo pronti a porre rimedio, se avremmo rispettato la natura forse non saremmo giunti a questo punto...

Di seguito i piu' bei lavori in rete relativi a quella tragica giornata con un occhio di riguardo al pregevole  racconto di Vincenzo Marasco ricco di foto e cenni storici
http://www.vesuvioweb.com/it/wp-content/uploads/Vincenzo-Marasco-L%E2%80%99eruzione-del-Vesuvio-del-1906-tra-studio-e-ricerca-vesuvioweb-3.pdf

l'inno alla Madonna ritrovato negli Archivi della Basilica
http://www.vesuvioweb.com/it/wp-content/uploads/Vincenzo-Marasco-Inno-alla-Madonna-della-neve-dell%E2%80%998-aprile-1906-vesuvioweb.pdf

la storia raccontata dall'Istituto Nazionale di Geofisica e Vulcanologia (Osservatorio Vesuviano)                             http://www.ov.ingv.it/ov/vesuvio/storia-eruttiva-del-vesuvio/eruzione-del-1906/vesuvio-1906.html


nel video di Aniello  Langella (clicca al centro) ancora una testimonianza drammatica dell'evento...

venerdì 4 aprile 2014

30 NOVEMBRE, NASCE L'UOMO CHE TRACCIA UN SOLCO NELL'ECONOMIA TORRESE.. FOTO E DOCUMENTI!!!

DOMENICO ORSINI
              30 novembre 1841

In occasione dell'anniversario della nascita di Domenico Orsini, uno dei pionieri dell'arte bianca di Torre Annunziata, ho  voluto pubblicare in questo post diverse note inerente la sua figura in cui viene esaltata la capacità e la bravura di un personaggio di elevato spessore nel campo degli investimenti, della produttività e della capacità organizzativa, finemente illustrate nell'articolo del Dizionario Biografico Treccani, scritto da  Silvio de Majo.
Autentico protagonista degli anni d'oro dell'epopea torrese, Domenico Orsini lo ritroviamo nei passaggi principali sempre come attore principale nell'evoluzione dell'arte bianca, da padronale ad industriale, inserendosi da protagonista nella vita economica in generale, seguito negli anni anche dai figli che proseguirono l'attività dopo la sua morte.
Dalla sua figura è stato tratto il bellissimo film "Francesca e Nunziata", capolavoro scritto da Maria Natale Orsini, la nipote di Federico, primogenito di Domenico.
Ho inserito inoltre alcuni documenti, da me ritrovati,  riguardanti la nascita di Domenico e Federico con i loro ritratti dell'epoca, tratti da un libro storico torrese "Indagini storiche su Torre Annunziata" di Francesco Dati.
Vi invito a leggere il lavoro di Silvio de Majo, puntuale e completo di notizie per ricordare  ed apprendere come si muovevano i nostri avi nel difficile campo economico e lavorativo 150 anni fa', con i risultati eccellenti che non siamo stati capaci di mantenere nel secolo scorso, depauperando il patrimonio morale, economico , produttivo e civile per cui impiegarono la loro vita i nostri bisnonni.

" Nacque a Torre Annunziata, in provincia di Napoli, il 30 novembre 1841, da Raffaele e da Teresa Giordano, ultimo di undici figli di uno 'sfarinante' di grano. 

NASCITA DOMENICO ORSINI




A 13 anni, subito dopo la prematura morte del padre, iniziò a lavorare; divenne prima «sensale in granaglie e altri generi sfarinati», e poi uomo di fiducia di un «commissionario in grani e cereali assai introdotto» (Collotti, 1903, p. 478). Nel 1869 sposò Francesca Atripaldi

NELLA PARTE BASSA DEL DOCUMENTO, IL MATRIMONIO DI DOMENICO ORSINI CON FRANCESCA ATRIPALDI
e, grazie alla dote di questa (4000 lire), poté aprire un piccolo mulino e pastificio e avviare un commercio in proprio. Con i buoni utili realizzati ampliò l’attività e nel 1875 prese in affitto un locale più vasto; in breve fu nella condizione di alloggiare e acquistare nuovi macchinari e di arrivare
così a una produzione mensile di 3000 quintali di pasta.

Da quel momento in poi assunse i tratti di un tipico imprenditore schumpeteriano: innovatore, impegnato a acquisire il know how per competere sul mercato, attento alle giuste alleanze per raccogliere i capitali necessari ad adeguamenti tecnologici e a migliori collegamenti commerciali. Allo stesso tempo evitò formule societarie di tipo anonimo (società per azioni), preferendo curare personalmente fin nei minimi particolari la gestione dell'impresa e, appena possibile, trasferì ai figli le proprie competenze.
Nel 1881 visitò l’esposizione di Milano per prendere visione dei nuovi mulini meccanici e ne acquistò uno, di piccole dimensioni, fabbricato dalla ditta Ganz e C. di Budapest. Il 10 giugno 1882 costituì una società in nome collettivo (snc) con i fratelli Camillo e Luigi Potestà, originari del Molise, residenti uno a Roma e l’altro a Torre Annunziata, titolari di una ditta dal 1880 impegnata nel commercio granario, attiva tra Roma e la Campania. La nuova società aveva per oggetto «la compera di cereali per rivenderli manifatturati in farine semolini e paste; come pure la costruzione di uno stabilimento a vapore per adibirlo alla manifatturazione suddetta» (Contratti di società, vol. 7). Forte di un capitale di 300.000 lire, sottoscritto a metà con i fratelli Potestà, Orsini costruì velocemente un mulino in via Fontanelle a Torre Annunziata.
Si trattava di un «grande fabbricato rettangolare» di quattro piani dotato di moderni impianti di macinazione a cilindri – vale a dire: «due cilindri Brahm [...], tre cilindri Dost [...], quattro cilindri Vittoria […], una macchina per miscele delle farine […], cinque buratti Poggioli, cinque buratti comuni, un buratto centrifugo, una macchina pulitrice da semolino» (ibid., vol. 17) – di due lavagrano, di tre cilindri svecciatori e di una colonna pulitrice. L’energia era fornita da due macchine motrici, una della società Guppy e C. di Napoli e una della società Escher e Weiss di Zurigo.
Iniziava così l’attività di uno dei più grandi mulini di Torre Annunziata, tra i principali protagonisti dell’evoluzione imprenditoriale e tecnologica dell'industria molitoria e della pastificazione dell'area. Con diverse decine di opifici, Torre Annunziata si inseriva infatti nella più generale trasformazione del settore nella provincia di Napoli, al servizio di quella che ai tempi era la più popolosa città d’Italia, sia per la panificazione, sia per la produzione di pasta secca, un alimento in crescente diffusione tra i napoletani e sempre più prodotto in piccoli e medi pastifici.
Nei mulini – attivi soprattutto nella fascia costiera compresa tra Napoli e Castellammare – si ebbe una progressiva sostituzione delle antiche macine a forza animale o idraulica con moderni impianti a vapore, sotto la spinta prima del grande stabilimento Wegmann Bodmer installato nel 1872 a San Giovanni a Teduccio (capitale di lire 1.500.000), poi, dal 1887, della Società anonima dei mulini di Napoli (capitale di lire 2.000.000). Benché più modesti, i mulini attivi a Torre Annunziata, Gragnano, Castellammare e in numero minore in altre località della provincia erano assai innovativi e dotati di una potenzialità produttiva superiore a quella dei tradizionali impianti di macinazione locali. Inoltre usufruivano dei due importanti scali marittimi di Torre Annunziata e Castellammare per gli approvvigionamenti di grano.
A partire dagli anni Settanta, nei pastifici collocati in fabbriche adibite anche alla macinazione del grano fu avviata la sostituzione dei vecchi utensili manuali in legno per l’impastamento, la gramolazione e la pressatura, con macchine in ferro alimentate da motori a vapore. Questa innovazione fu introdotta da Orsini solo dopo lo scioglimento anticipato della società Orsini & Potestà, avvenuta nel febbraio 1884, quando decise di portare avanti da solo la produzione di sfarinati e la meccanizzazione del pastificio sia nella metà della fabbrica di sua proprietà, sia in quella dei fratelli Potestà presa in affitto per due anni. Alla scadenza del contratto, nel marzo 1886, l’affitto di quest’ala della fabbrica fu rilevato dalla " snc Orsini & Formisano", una nuova società appositamente costituita col solo scopo di "sfarinamento di grani"; Orsini assunse un ruolo cruciale (con circa un quarto del capitale di 102.000 lire), ancora accanto ai fratelli Potestà e a diversi altri imprenditori e commercianti torresi, tra i quali i fratelli Pietro e Domenico Formisano, impegnati anch’essi nella panificazione.
Parallelamente all’attività industriale Orsini si occupò anche di quella creditizia.Fu uno dei 33 fondatori della Banca commerciale di Torre Annunziata, società anonima sorta nel luglio 1883 con un capitale di 100.000 lire e l'esplicito scopo «di cooperare allo sviluppo dei diversi rami del Commercio e Manifatture locali, facendo operazioni di sconto e cambio, di cambiali ed anticipazioni sopra valori ed altro [tra cui] anticipi su depositi grani e altri generi» (Contratti di società, vol. 4).
Comparivano tra i soci alcuni tra i maggiori commercianti di cereali del Mezzogiorno, come Gaetano Pavoncelli di Cerignola, figlio di Federico, «rappresentante la Ditta Commerciale F.G. Pavoncelli padre e figlio», e Nicola Pavoncelli, figlio del deputato Giuseppe, nonché i maggiori industriali o commercianti di Torre Annunziata. Orsini vi aderì «tanto in nome proprio, che nella qualità di rappresentante la ditta commerciale Orsini e Potestà», all’epoca non ancora sciolta. La banca avrebbe avuto un ruolo importante nello sviluppo industriale e commerciale di Torre Annunziata degli anni seguenti, confermato dai continui aumenti di capitale tra il 1884 e il 1888: prima 300.000 lire, poi 600.000 nel 1887, infine un milione.
Negli anni successivi – mentre anche la Orsini e Formisano veniva sciolta – Orsini allargò la propria attività aggregando progressivamente i figli. Accanto alla Domenico Orsini, che continuava la sua pluridecennale attività, promosse la Fratelli Orsini, una  "snc " costituita nel giugno 1898 dai figli Federico
FEDERICO ORSINI
ATTO DI NASCITA FEDERICO ORSINI
   Alfredo, ai quali si aggiunse nel febbraio 1900 il giovanissimo Pasquale (ancora minorenne, ma già impegnato nelle attività commerciali connesse alla molitura e alla pastificazione assieme ad altri negozianti locali).

La Domenico Orsini accrebbe la sua potenzialità produttiva nel 1895, acquistando tre pulitrici da semola presso la ditta Ganz & C. La Fratelli Orsini, con capitale iniziale di 50.000 lire e sede nel vecchio mulino ristrutturato, sviluppò i propri impianti nei primi anni del Novecento grazie a vari acquisti di macchine per mulino, presse idrauliche per maccheroni e motori elettrici.
Nel 1903 le due fabbriche vantavano rispettivamente 138 addetti e 300 cv e 122 addetti e 120 cv.; possedevano inoltre una propria officina di produzione elettrica, la prima per l’illuminazione del mulino, del pastificio e dell’annessa abitazione di Orsini, la seconda per l’illuminazione dei due reparti della fabbrica e per lalimentazione di un motore elettrico da 30 cv. La Domenico Orsini disponeva anche di un’officina di riparazione della macchine, che occupava 16 operai. La produzione complessiva raggiungeva 800 quintali di grano sfarinato e 250 quintali di pasta al giorno.
Come riconoscimento per i suoi successi imprenditoriali Orsini l’8 marzo 1903 fu nominato Cavaliere del lavoro.Tuttavia, non soddisfatto di queste attività si lanciò nel settore commerciale. Nellottobre 1902 fu tra gli otto fondatori della Società commissionaria agricola industriale, unanonima per azioni dotata di un capitale di 200.000 lire. Ad affiancarlo il figlio maggiore, avvocato Federico, che in quel momento era anche direttore della Banca commerciale di Torre Annunziata, e alcuni importanti finanzieri e commercianti napoletani: Carlo e Teodoro Cutolo, Gaetano Savarese, Filippo Regnoni, Roberto Moschitti e Giorgio Sorrentino. L’azienda, con sede in Napoli e dipendenza a Torre Annunziata, si proponeva «la compravendita di cereali ed altre merci e prodotti per conto proprio o per rappresentanza di compratori o venditori esteri e nazionali» (Contratti di società, vol. 118). La partecipazione a questa iniziativa consentì a Orsini di affermarsi tra gli attori principali della rete imprenditoriale torrese, partecipe di numerosi affari legati allo sviluppo del territorio cittadino e ben radicata nel tessuto degli affari napoletani.
Si inserì così da protagonista nella grande espansione del settore molitorio e pastaio della provincia di Napoli del periodo, con circa 200 unità produttive – soprattutto a Torre Annunziata e Gragnano – e una produzione di pasta pari al 60-70% della capacità nazionale, con una continua progressione delle esportazioni, in particolar modo transoceaniche. Nel dicembre 1904 promosse la snc Domenico Orsini e figli (quattro dei maschi: Federico, Alfredo, Errico e Pasquale), dando vita alla maggiore azienda di Torre Annunziata – con un capitale di 400.000 lire, per  metà sottoscritto da lui stesso e il resto in parti uguali da ciascun figlio – dedita a «sfarinazione e fabbricazione e rivendita delle paste […] commercio dei grani e prodotto di essi» (Contratti di società, vol. 132).
All’apice della propria vita imprenditoriale, morì pochi mesi dopo, il 5 aprile 1905 a Torre Annunziata.
Ne continuarono l’attività i figli e la moglie Francesca, sotto la cui gestione l’azienda conobbe un periodo di generale sviluppo e prosperità (Dati, 1962, p. 218). Sulla sua figura di dinamica imprenditrice la discendente Maria Orsini Natale ha scritto il romanzo Francesca e Nunziata (Avagliano, Cava dei Tirreni, 1995), dal quale è stato tratto l'omonimo film di Lina Wertmüller (2001).
Fonti e Bibl.: Arch. di Stato di Napoli, Tribunale civile di Napoli, Contratti di società, voll. 4, p. 132; 7, p. 39; 17, p. 339; 75, p. 301; 90, p. 445; 91, p. 260; 102, p. 330; 110, p. 176; 111, p. 446; 118, pp. 360, 472; 122, p. 614; 132, p. 103; 137, p. 148. Altre notizie si ricavano dal Supplemento al Foglio periodico della provincia di Napoli. Annunzi legali, n. 48 del 16 giugno 1882; Reale Commissione per l’incremento industriale di Napoli, Cenni descrittivi e statistica delle industrie della città e provincia di Napoli, Napoli 1903, pp. 299-304; G. Collotti (Cigo), I cavalieri del lavoro, Catania 1903, pp. 477-484. In generale sull'industria molitoria e pastaria: E. Vita, L’industria della molitura e pastificazione nella Campania e l’istituendo «Consorzio italiano cereali», Napoli 1920; F. Dati, Indagini storiche di Torre Annunziata e della sua grande industria dell'arte bianca , Napoli 1962, pp. 145-255; V. Giordano, L’arte bianca. Mulini e pastifici dall’Unità al fascismo, in Napoli, un destino industriale, a cura di A. Vitale, Napoli 1992, pp. 240 s.; S. de Majo, I pastifici di Gragnano e Torre Annunziata nei secoli XIX e XX, in Comunità d’imprese. Sistemi locali in Italia tra Ottocento e Novecento, a cura di F. Amatori - A. Colli, Bologna 2001, pp. 183-217."