mercoledì 26 febbraio 2014

28 FEBBRAIO - ANNIVERSARIO DELLA MORTE DI GINO ALFANI!

RICORRE IN QUESTA GIORNATA L'ANNIVERSARIO DELLA SCOMPARSA DI GINO ALFANI, MORTO A TORRE ANNUNZIATA IL 28 FEBBRAIO 1942.
VALANGHE DI PAGINE SI SONO SCRITTE SULLA SUA FIGURA, NON SAREMO CERTO NOI A IMMETTERE NUOVI GIUDIZI  E NUOVE ARGOMENTAZIONI PER ILLUSTRARE LA SUA PERSONALITA'.
NOI VOGLIAMO RICORDARLO  COME IL DIFENSORE DEL POPOLO E DEI LAVORATORI, PER QUESTO PIU' VOLTE ARRESTATO E PERCOSSO MA , OSTINATAMENTE, PRONTO A DIFENDERE SEMPRE I PIU' DEBOLI ANCHE A COSTO DI ROVINARE LA PROPRIA FAMIGLIA.
PUBBLICHIAMO QUESTO BEL TESTO DI ALBERTO CARACCIOLO DA TRECCANI.IT PER ILLUSTRARE ANCHE AI PIU' GIOVANI LA SUA FIGURA.
 
ALFANI, Luigi (Gino). - Figlio di magistrato, avvocato egli stesso, nacque ad Agnone (Campobasso) il 10 maggio 1866, stabilendosi quindi a Napoli. Incline, da giovanissimo, alle idee mazziniane, passò ben presto a posizioni più estreme, facendosi notare fra l'altro nell'organizzazione di un gruppo universitario socialista partenopeo. Nel 1893 scrisse un opuscolo Che cosa è il socialismo, pubblicato a Napoli, e nello stesso anno fu condannato a un anno di reclusione e trattenuto a domicilio coatto per la sua attività politica.
Nell'agitato periodo di fine secolo si dedicò al giornalismo, come redattore del foglio Avanti!ì che usci nel 1896 come Organo del Partito Socialista nel Mezzogiorno, e all'azione sindacale, essendo tra i fondatori della Borsa del lavoro di Napoli. Per la sua partecipazione ai "moti del pane" del 1898, subì quindi una nuova condanna, che lo indusse a riparare all'estero sino all'amnistia. Tornato in Italia, esercitò gran parte della sua opera socialista a Torre Annunziata, dirigendo in quel grande centro operaio la Camera del lavoro dal 1908 e il settimanale L'Emancipazione dal 1908 al 1911. Nel 1917-1918 fu segretario delle leghe dei metallurgici di Castellammare e di Napoli.
Già alla vigilia della prima guerra mondiale l'A. aveva raggiunto un prestigio non solamente locale. Entrato nella direzione centrale del Partito socialista dopo il congresso di Ancona del 1914, non fu più rieletto nel 1919. In quell'anno fu in-vece eletto deputato per la Campania nella XXV legislatura (1919-1921), mentre nel 1920-21 fu sindaco di Torre Annunziata nell'amministrazione socialista. Benché non facesse parte del gruppo "astensionista" di A. Bordiga, allora in maggioranza a Napoli, passò lui pure al Partito comunista, che lo presentò nel 1924 candidato nelle proprie liste per la XXVII legislatura: benché il suo partito avesse raccomandato di concentrare i voti sui tre candidati Repossi, Laurenza e Riboldi, egli riuscì primo eletto con 4056 preferenze, attirandosi per questa sua indisciplina forti critiche e malumori.
Dopo di allora, e fino alle leggi eccezionali fasciste, svolse una certa attività politica presso la sezione comunista napoletana, e quindi per l'ufficio giuridico del P.C. d'Italia. Fu dichiarato decaduto dal mandato parlamentare, insieme con gli altri deputati comunisti, il 9 nov. 1926, ma già il giorno prima era stato tratto in arresto, insieme con i colleghi A. Gramsci, E. Ferrari, G. Marinelli, E. Morini, G. Picelli, E. Riboldi, G. Srebrnic, su denunzia della questura di Bologna. Inviato dapprima al confino all'isola di Lipari, con una condanna di 3 anni e mezzo, fu quindi condotto, nel maggio-giugno 1928, dinanzi al Tribunale speciale, nel processo ai massimi dirigenti comunisti. In tale processo si dissociò peraltro dalle responsabilità addebitate ai suoi compagni, e ottenne di essere difeso dall'avv. Bonavita, gradito al regime, riuscendo assolto. Per la sua posizione dinanzi ai giudici fu quindi espulso dal Partito comunista; non si hanno notizie di una sua successiva attività.
Fonti: Oltre a notizie di stampa e agli atti parlamentari, sono da vedere: Lo Stato Operaio, II (1928), p. 667 (comunicazione della sua espulsione dal P.C.I., ottobre 1928); Partito comunista d'Italia, Tre anni sul fronte del lavoro cospirativo. 7.000 anni di reclusione, Parigi 1930, pp. 23 s.; Chi è?, Roma 1948, p. 13; D. Zucàro, L'arresto di A. Gramsci e l'assegnazione al confino, in Movimento operaio, V (1953), pp. 59, 62; Id., Vita del carcere di A. Gramsci, Milano 1954, pp. 10, 12, 43, 48, 110; Bibliografia del socialismo e del movimento operaio italiano, I, Periodici, Roma-Torino 1956, parte I, pp. 72, 285, parte II, p. 870.
 

sabato 15 febbraio 2014

I PIONIERI DELL'ARTE BIANCA TUTTI INSIEME!!!

UNA FOTO STORICA CHE RAPPRESENTA IL VANTO  DELLA NOSTRA CITTA'.
TUTTI INSIEME, PER UNA FOTO CHE IMMORTALA IL GRUPPO DEGLI INDUSTRIALI TORRESI CHE SEPPERO CONQUISTARE IL MONDO CON I LORO MERAVIGLIOSI PRODOTTI, DAGLI SPAGHETTI AI MACCHERONI, DAI FUSILLI AI RIGATONI.
CHISSA'QUALE SARA' STATA L'OCCASIONE CHE HA PERMESSO ALL'ANONIMO FOTOGRAFO L'ONORE DI EFFETTUARE QUESTO SCATTO CHE ONORA I TORRESI TUTTI.
POTREBBE ESSERE UN MATRIMONIO, UNA FESTA DEL  VENTIDUE OTTOBRE, UNA VISITA  DI QUALCHE MINISTRO O MAGARI DEL RE...
DARE UN NOME AI NOVE PERSONAGGI NON SOLO DEVE ESSERE UN DOVERE MA UN OBBLIGO PER NOI PRONIPOTI DI QUESTI EROI CHE SEPPERO, CON IL LORO INGEGNO CONDIVISO CON LA CLASSE OPERAIA TORRESE, PORTARE IN ALTO IL NOME DI TORRE ANNUNZIATA  NEL MONDO INTERO.
ALMENO PROVIAMOCI AD IDENTIFICARLI ...
IL NUMERO 4 E' GAETANO VITAGLIANO.
IL NUMERO 5 E' GIOVANNI VOIELLO. 
IL NUMERO 7 E' AMATO BONIFACIO.

  

mercoledì 5 febbraio 2014

LUIGI MATRONE, IL SINDACO COMUNISTA.

5 FEBBRAIO 1970


PROPRIO IN QUESTA GIORNATA INIZIA IL MANDATO A SINDACO AL COMUNISTA LUIGI MATRONE, FORSE UNO DEI  SINDACI PIU COINVOLTI, SUO MALGRADO, NEGLI ANNI DELLA CRISI DEGLI ANNI SETTANTA , CAUSATA  DALLA DISOCCUPAZIONE  IMPERANTE, TIMIDAMENTE CONTRASTATA DAI VARI GOVERNI NAZIONALI SPECIE DOPO LA GRANDE CRISI SIDERURGICA .
MATRONE VENNE ELETTO CON I VOTO DEL PCI, DEL PSI E DEL PSIUP, RIMASE IN CARICA PER CINQUE ANNI FINO AL9 DICEMBRE DEL 1975.
DOPO IL GRAVOSO IMPEGNO CITTADINO VENNE POI ELETTO ALLA CAMERA DEI DEPUTATI   E SUBI' ANCHE UNA INCHIESTA A SEGUITO DI UNA DENUNCIA DELLA PRETURA PER PRESUNTE IRREGOLARITA' NELL'ASSUNZIONE E NELLA GESTIONE COOPERATIVISTICA DEI GIOVANI ASSUNTI CON LA 285, DA CUI USCI ASSOLTO.   leggi la richiesta alla Camera                                            http://legislature.camera.it/_dati/leg08/lavori/stampati/pdf/004_070002.pdf

domenica 2 febbraio 2014

3 FEBBRAIO 1908 , NASCITA DEL VALOROSO CAPITANO AMEDEO ARPAIA





















3 FEBBRAIO 1908
E' LA DATA DI NASCITA DEL CAPITANO AMEDEO ARPAIA, NATO A TORRE ANNUNZIATA.
NON MI DILUNGHERO' MOLTO SULLA SUA FIGURA , PARLERANNO PER LUI IL BELLISSIMO SERVIZIO DI VINCENZO MARASCO PUBBLICATO SU WESUVIOWEB, GIUSTO OMAGGIO AL VALOROSO CAPITANO FUCILATO DALLA REPRESSIONE NAZISTA A CEFALONIA.

R.I.P      

                                                                                                                                                      .http://www.vesuvioweb.com/it/wp-content/uploads/Vincenzo-Marasco-Omaggio-al-Capitano-Amedeo-Arpaia-martire-di-Cefalonia-vesuvioweb.pdf


sabato 1 febbraio 2014

MIO CUGINO, IL VESCOVO!!!




La ricorrenza del 2 febbraio viene ricordata nella mia agenda con la nascita di Monsignor Francesco Gallo, Vescovo della Diocesi di Avellino, nato a Torre Annunziata il 2 febbraio 1810.
Avevo bisogno di qualche informazione sulla sua persona dopo le già numerose testimonianze raccolte in rete ( a fondo di questo post  stralci recuperati in rete) e quindi ho deciso di cercare negli archivi storici il documento di nascita per verificare l'attendibilità delle notizie.
Ritrovato puntuale nel registro dei nati del 1810, la sorpresa piu' grande è stata la lettura completa dell'atto, dal quale si legge chiaramente che è figlio di Mariano Gallo e di Gaetana Leveque.
Ecco proprio di lei volevo parlare, di Gaetana Leveque, il suo nome completo è Maria Gaetana Levech, naturalizzato poi il Leveque all'inizio dell'800.
Maria Gaetana è, nel mio albero genealogico, 1° cugina di 6° grado, in quanto figlia di Francesco, uno dei tre figli di Diodato Levech, storico personaggio giunto dal Belgio assieme ad altri altri sette suoi connazionali, tra i quali Monsurro', Machine', ecc.. , chiamati a Torre Annunziata per avviare alla lavorazione la Real Fabbrica Delle Armi nel lontano 1758.
Inserito nel mio albero,  Francesco Gallo si ritrova con mio grande onore ad essere 2° cugino di 5° grado, per lui parlano le bellissime parole scritte  e le attestazioni di storici e di  Papa Leone XIII  per i suoi anni trascorsi a servire la Chiesa  nelle vesti di Vescovo della Diocesi di Avellino,  non dimenticando gli anni trascorsi a Torre come Parroco della BASILICA MARIA SS. DELLA NEVE, il cui attuale disegno architettonico è dovuto alla sua opera. 
Tra l'altro, nel 1861 venne arrestato e deportato iu un lager sulle Alpi per la sua protesta contro i suprusi e le violenze perpetrate dall'esercito sabaudo contro le popolazioni meridionali.

SOTTOLINEATI IN ROSSO A FONDO PAGINA..




         DALL'ALBERO GENEALOGICO         
                  FAMIGLIA PAPA






 Francesco Gallo:
Nato a Torre Annunziata il 2 febbraio 1810, fu ordinato sacerdote il 15 marzo 1834. Trovatosi a governare la diocesi in pieno periodo risorgimentale il suo episcopato fu uno dei più contrastati da parte delle Autorità civili che non esitarono ad arrestarlo e a mandarlo in esilio a Torino dove rimase dal 1861 al 1866. Ciò nonostante, riuscì anche ad essere molto attivo e a guadagnarsi giustamente dei meriti: portò a termine definitivamente tutti i lavori ancora sospesi della Cattedrale, favorì l’istituzione del Convento delle Suore Stigmatine ospitandole nell’edificio di Monserrato e promosse molte opere di assistenza e di carità. Per i suoi meriti Papa Leone XIII gli concesse l’uso personale del pallio.Ricopri' la carica dal 23 marzo 1855 al 16 settembre 1896.



Sotto il Vescovo Francesco Gallo (1855-1896), venne realizzato un intervento bello per il risultato estetico neoclassico, ma deleterio per la storia della Cattedrale, visto che comportò una trasformazione sostanziale della Cattedrale, con modifiche della facciata (ed il rafforzamento della statica) terminato nel 1868, su progetto dell'Architetto Pasquale Cardolo, impiegando marmi delle cave di Gesualdo donati dal Re Ferdinando II al Vescovo Gallo. Tale deleterio intervento comportò la perdita (occultamento) delle iscrizioni e dei bassorilievi che adornavano la Cattedrale. Modificati furono anche gli interni, secondo i disegni dell'Architetto Vincenzo Variale, l'abside, che venne allungata con la nuova sistemazione dell'antico Coro, ponendo al centro l'altare (già nella struttura dal 1813), commissionato al Fanzaga da Laura Brancaccio, moglie di Antonio Carafa e proveniente dall'Eremo camaldolese dell'Incoronata (nei pressi di Montevergine). Ulteriori lavori comportarono il rifacimento del pavimento in marmo, l'abbellimento della Cattedrale con marmi e stucchi policromi, il restauro di dipinti ed affreschi, la limitazione dello spazio laterale. Venne risparmiata la volta, che era ricoperta da pregevoli decorazioni, che divenne un soffitto cassettonato. Stando allo storico Giuseppe Zigarelli, per consentire l'effettuazione di tutti questi lavori, il Vescovo si privò sovente "del necessario sostentamento e contentandosi di una sola tunica". 


RESTAURI E AMPLIAMENTO. LA CONSACRAZIONE DEL TEMPIO BASILICA MARIA SS. DELLA NEVE
Il Sacro edificio ha avuto nel corso dei secoli due ampliamenti.
Il primo del 1741 a cura del celestino Brancone: la chiesa venne ampliata e arricchita di marmi e stucchi.
Il secondo, del 1855 ad opera del parroco Don Francesco Gallo, nominato dopo i lavori, Vescovo di Avellino. Con il secondo ampliamento l'edificio ha assunto le dimensioni attuali: ne fu sviluppata armonicamente la struttura con la costruzione di tre cappelloni absidali dell'Altare Maggiore, della Madonna della Neve e dell'Immacolata, sormontati da cupola. La chiesa fu adornata e abbellita da nove altari di marmo eretti con sovvenzioni municipali e con il contributo dei fedeli.
Il 22 Ottobre 1855 la chiesa così ampliata e restaurata venne benedetta. E un anno dopo il Vescovo di Nola, Mons. Giuseppe Formisano anch'esso cittadino di Torre, CONSACRO' IL TEMPIO.
Sulla facciata fu posta UNA LAPIDE a ricordo dell'avvenimento (Cent'anni più tardi, nel 1956, il parroco Mons. Emilio Lambiase ne curò il rifacimento affinché non si perdesse il ricordo di quell'evento).
 
"si ricorda infatti l'energica protesta del vescovo d'Avellino Mons. GALLO per i soprusi perpretati ai danni di gente inerme ed innocente. Protesta che
valse al Prelato la deportazione in un LAGER sulle Alpi. I signorotti
"galantuomini", traditori meridionali , e i generali venduti si accorsero ben
presto delle subdole intenzioni dei piemontesi : TROPPO TARDI. Anche il clero fu perseguitato insieme al disciolto esercito borbonico".